domenica, luglio 23

Anpal Servizi, come non può funzionare il sistema delle politiche attive del Jobs Act

 di Angelo Pagliara, Segretario organizzativo UilTemp Lazio

Lavoratori precari da una parte, disoccupati dall’altra.  È il paradosso, tutto italiano, sul quale si fondano le politiche attive del lavoro nel nostro Paese.  Negli ultimi due anni non hanno smesso di raccontarci che il Paese sta cambiando e che il normale completamento del Jobs Act sia rappresentato dall’entrata in vigore di un sistema moderno di politiche attive del lavoro. Un sistema effettivamente in grado di sostenere, orientare e formare chi è alla ricerca di un lavoro.  I fatti, purtroppo, ancora una volta, ci dimostrano che le cose stanno diversamente, e che poco e nulla è cambiato rispetto al passato.  A seguito delle ultime riforme è stata costituita l’Agenzia Nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal), il cui braccio operativo è rappresentato da Anpal servizi, Ex Italia Lavoro. 

 Il paradosso risiede nel fatto che la stragrande maggioranza dei lavoratori di ANPAL Servizi, per intenderci, chi supporta fattivamente e concretamente chi è alla ricerca di un lavoro, sono collaboratori, lavoratori precari con pochi diritti e garanzie sociali. Su tutto il territorio nazionale sono circa ottocento.  Sono questi ragazzi e ragazze, i cui contratti, per l’ennesima volta, scadranno il prossimo 31 luglio, che stanno supportando in queste settimane gli ex lavoratori Almaviva nei programmi di ricollocazione e reinserimento professionale promossi da Anpal e dalla Regione Lazio. Un sistema dove lavoratori precari, la maggior dei quali plurilaureati, dovrebbero assistere disoccupati in cerca di occupazione e assicurare loro un lavoro stabile, dignitoso e tutelato. Per questa e altre ragioni, lo scorso 13 giugno, UilTemp e Nidil Cgil, hanno promosso una mobilitazione dinanzi al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.  Alla base della protesta una richiesta elementare, la necessità di avviare un immediato percorso di stabilizzazione per centinaia di collaboratori, da ormai troppo tempo precari; da ormai troppo tempo in attesa di maggiore considerazione e protezione sociale da parte di una società indirettamente controllata dal Ministero del Lavoro.

Le stabilizzazioni dei circa ottocento co.co.co. di Anpal Servizi, non sono solo una questione di giustizia sociale ma anche di prospettiva; prospettiva di un Paese che se vuole realmente sviluppare un sistema moderno ed efficiente di politiche attive del lavoro ha la possibilità di dimostrarlo investendo su questi ragazzi e ragazze e garantendo dignità al loro lavoro.

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