giovedì, ottobre 19

La dignità non ha prezzo. Sindacati contro depenalizzazione dello stalking


Cgil Cisl e Uil chiedono la modifica dell’articolo che punirebbe ulteriormente le donne

di Giancarlo Narosi

“Quanto vale un pedinamento? Quanto una molestia? E quanto soprattutto la mancanza della propria libertà? In base a cosa verrà risarcito il danno? Domande che possono apparire banali, ma legittime se nelle prossime ore – con l’entrata in vigore la riforma del codice penale – si procederà nei confronti dei condannati per stalking alla cancellazione della pena attraverso il pagamento di una somma, da versare anche a rate, che il giudice reputerà congrua rispetto al reato commesso”. Se lo chiedono i sindacati confederali che puntano l’indice contro la novità introdotta dalla riforma prevista dall’art. 162 ter: l’estinzione di alcuni tipi di reati a seguito di condotte riparatorie. “Una vera e propria ingiustizia nei confronti delle vittime, oltre che l’annullamento di anni di battaglie combattute per ottenere semplicemente il riconoscimento di una dignità femminile, lesa a volte irrimediabilmente – spiegano Cgil, Cisl e Uil – ciò che preoccupa è che la nuova legge prevede che in caso di remissione di querela ci siano condotte riparatorie e l’estinzione del reato – Questo comporterà che le vittime saranno tali due volte perché lo stalker potrà continuare a ossessionare la sua vittima anche per indurla al ritiro della querela. Ancora una volta le donne doppiamente vittime del reato in questione”.

“E’ doveroso appellarci alla maggiore coerenza tra finalità delle norme e azioni giuridiche conseguenti, nel rispetto delle vittime che tra mille difficoltà e con coraggio intraprendono percorsi di protezione – concludono i sindacati – Per favorire l’atto della denuncia occorre chiarezza e certezza del diritto e soprattutto la tutela della sicurezza nel rispetto della dignità di tantissime donne”.

 

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