giovedì, dicembre 14

Collasso Capitale, le imprese fuggono e le tasse crescono


Nelle pagine del Ministero dello sviluppo economico una fotografia impietosa di Roma

di Maria Teresa Cinanni

Una Capitale in balia di se stessa. Sempre più al collasso e sempre meno attiva nel panorama economico e lavorativo. Questa la fotografia scattata dal Ministero dello Sviluppo Economico che ha racchiuso in 40 pagine di dati e tabelle una crisi che non accenna a diminuire e fa di Roma una città sempre più in declino. Cittadini che arrancano, tasse elevatissime, imprese che falliscono e una competitività a livello europeo quasi pari allo zero, soprattutto in termini di qualità di vita, business, digitalizzazione. E persino il turismo, punto forte della Capitale per decenni, è negli ultimi anni in rallentamento: gli stranieri rimangono nella Capitale 2,6 giorni in media, molto meno delle altre Capitali europee. Per non parlare del turismo congressuale e dei grandi eventi che a Roma stenta a decollare.

Molte le situazioni al limite, causate prevalentemente da crisi aziendali, esuberi, licenziamenti che hanno coinvolto migliaia di persone – basti pensare ad Almaviva, Alitalia, Esso, Carrefour – ma anche da una tassazione record: a Roma, rispetto a Milano, un’impresa paga il 24% in più di Irap e i lavoratori hanno un’addizionale Irpef superiore del 40%. Anche i dati positivi, come la crescita delle imprese (486 mila nel 2016 contro le 428 del 2008) sono in realtà falsi positivi, perché – come si legge chiaramente nel documento del Ministero – si tratta prevalentemente di micro attività legate soprattutto al commercio ambulante e affittacamere, mentre le società per azioni sono diminuite del 13%. Ciò è visibile anche nei dati sul Pil che è 5,5 punti al di sotto di quello del 2008. Dati che vanno a confermare quanto divulgato dalla Uil tempo fa, quando il sindacato diffuse un dossier sulla situazione economica della Capitale, dove si evidenziava che Roma, tra il 2011 e il 2014, aveva perso ben tre posizioni nella classifica nazionale del valore aggiunto per abitante, passando così dal quarto al settimo posto. Il declino – si leggeva nel dossier della Uil regionale – riguarda tutto il Lazio, dove negli ultimi quattro anni il Pil è costantemente in calo e influisce negativamente sull’andamento dell’intero centro Italia, il cui Pil, tra il 2011 e il 2015, è diminuito del 4,7%, a causa proprio del calo rilevato in Umbria (-7,7%) e nel Lazio (-6%).

“Dati noti a tutti – ricorda il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Alberto Civica – che abbiamo cercato di condividere il più possibile proprio perché indicativi di una situazione ormai al collasso. La Uil con Cgil e Cisl ha convocato il presidente della Regione Zingaretti, la sindaca Raggi e il Governo al Tempio di Adriano, lo scorso giugno, per cercare di unire le forze e lavorare sinergicamente. Perché Roma da sola non può farcela, ormai. Il Governo, però, in quell’occasione non si è presentato. Finalmente adesso ne prende atto. I progetti per la città devono essere condivisi. E la politica deve smetterla di lucrare sui disastri giocando allo scaricabarile. I risultati di questo atteggiamento sono sotto gli occhi di tutti. Dallo stadio della Roma al trasporto pubblico locale”.

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