mercoledì, luglio 18

Precarietà, studenti e un sindacato che si autoriforma


Il mondo del lavoro cambia e con esso il modo di fare sindacaro. La UilTemp lo sa.

di Angelo Pagliara, Segreatario organizzativo UilTemp Roma e Lazio
Angelo Pagliara, Segretario organizzativo UilTemp Roma e Lazio
Angelo Pagliara, Segretario organizzativo UilTemp Roma e Lazio

La precarietà del lavoro é multiforme. La precarietà ha tante facce, non riguarda solo il lavoro, ma anche la vita sociale e privata. In questi anni abbiamo imparato che la precarietà lavorativa può arrivare a condizionare i sogni di tanti giovani; può arrivare a condizionare l’amore, a minare e logorare i sentimenti. Abbiamo imparato a conoscere le tante facce della precarietà; abbiamo imparato a supportare, anche moralmente, decine di nostri giovani iscritti che hanno perso il lavoro e a Roma e in Italia non vedevano più un futuro. Abbiamo imparato tutto ciò, e tanto ancora abbiamo da imparare, perché il mondo del lavoro é cambiato, e con esso il modo di fare sindacato. La UilTemp ne é la rappresentanza plastica, al netto delle critiche che puntualmente arrivano al Sindacato da parte della politica. É la dimostrazione di come sia possibile, quotidianamente, stare accanto a chi è precario; disoccupato; a chi non ha diritti, oppure a chi sogna un futuro migliore, o magari ha paura dello stesso futuro, come gli studenti universitari. La UilTemp a Roma, nel corso degli ultimi anni é cresciuta in maniera esponenziale, e crescere significa saper dare più risposte, aumentare la capacità di rappresentanza e dare anche una speranza a chi rischia di perderla. É cresciuta perché la Uil ha deciso di investire; ha deciso di dare fiducia a un gruppo di giovani, sia a livello territoriale che nazionale, che credono nel progresso sociale, che hanno voglia di battersi, di fare Sindacato e lottare per un futuro migliore, fatto di diritti e dignità per le future e nuove generazioni, come quella di Veronica.

Veronica é arrivata nei nostri uffici con la voce rotta e l espressione di chi si è visto crollare, di colpo, sogni e futuro, certezze e programmi di vita. Veronica era stata licenziata. Due anni fa era rientrata dall’estero, il sogno di costruire qualcosa con il suo fidanzato, il richiamo della famiglia, gli amici, la mancanza di punti di riferimento. Si era trasferita in Inghilterra quattro anni prima, dopo la laurea e due master, dopo le porte sbattute in faccia. Rientrata quasi subito a Roma, aveva trovato un lavoro, un contratto a tempo indeterminato. Non era quello che sognava, ma credeva potesse rappresentare un buon punto di partenza. Quel giorno, entrando nei nostri uffici ci chiese “ ma perché?” ; continuava a chiedersi da due giorni perché fosse stata licenziata, cosa avesse fatto di sbagliato, non riusciva a darsi una spiegazione.

Veronica aveva un contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. L’Azienda l’aveva assunta, a seguito del Jobs Act, beneficiando di importanti sgravi fiscali e dopo due anni, aveva deciso di licenziarla perché avrebbe provveduto a una ristrutturazione aziendale, e per Veronica, 30 anni e la voglia di spaccare il mondo, non ci sarebbe stato posto. In questi casi  il nostro lavoro diventa multiforme; diventiamo  psicologici, amici, confidenti, perché di Veronica ne incontriamo tante, giorno dopo giorno, perché in questi casi dobbiamo essere bravi a trovare le parole giuste, dobbiamo poter dare una speranza, trasmettere fiducia e la voglia di andare avanti. Combattere per il lavoro, per la dignità, per un futuro migliore. Purtroppo, normative alla mano, Veronica poteva fare ben poco contro quel licenziamento. Giusto o non giusto non poteva che accettarlo, passivamente, rimboccarsi le maniche e iniziare la ricerca di un nuovo lavoro. Ed era proprio questa la cosa che la spaventava più, che la terrorizzava quasi, perché conosceva le storie di tanti suoi amici, le storie di giornate infinite, che diventavano mesi e anni, alla ricerca di un lavoro che non arrivava.

La Storia di Veronica è solo una delle tante storie che quotidianamente incrociano la UILTemp a Roma. Negli ultimi due anni, grazie al supporto della nostra struttura Nazionale e sopratutto al lavoro dei nostri giovani delegati, abbiamo convinto centinaia di giovani precari e somministrati che lavorano per colossi nazionali e multinazionali dediti alla logica della produttività sfrenata,  a credere nel Sindacato e dare fiducia alla UIL. Giovani precari che affollano gli uffici di call center, centri commerciali e aziende dell’ hinterland romano, a cui abbiamo aperto le porte dei nostri uffici e dei nostri organismi per confrontarci e costruire insieme piattaforme rivendicative, Abbiamo sviluppato strumenti di supporto e assistenza per non abbandonare chi perde il lavoro. Ci siamo avvicinati  ai lavoratori delle Piattaforme on-line; i riders, spesso senza diritti e tutele, che con uno smartphone e una bicicletta, riempiono le strade di Roma per portare il cibo caldo nelle nostre case e nei nostri uffici. Con loro e per loro, nelle prossime settimane lanceremo una campagna social.

La maggioranza dei lavoratori e delle lavoratrici che si avvicinano alla UilTemp sono ragazzi e ragazze under 35, nati e cresciuti con le riforme economiche e del lavoro che hanno introdotto nel nostro ordinamento flessibilità e precarietà. Ma sono sopratutto le nuove generazioni, quelle dei millenials, che rischiano di vivere in pieno il ribaltamento generazionale, quello dei figli più istruiti, che stanno peggio dei loro genitori; un inversione di tendenza caratterizzata da maggiore povertà e crescenti diseguaglianze di diritti economici e sociali.

Ed é questa una delle tante ragioni che ci ha spinto a  promuovere, con il fondamentale contributo della Uil di Roma e del Lazio e della Uil Rua, Studentinform@, uno strumento dedicato agli studenti delle Università di Roma che ha l’obiettivo di avvicinare i giovani universitari, i lavoratori del domani, al mondo del  lavoro; un percorso che intende offrire loro non solo servizi, ma sopratutto creare spazi di discussione e confronto sul mondo del lavoro che cambia; sensibilizzarli sui diritti e farli divenire parte integrante di un Sindacato che sta cambiando e vuole farlo con loro.

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