mercoledì, luglio 18

Rifiuti a Roma. Come passare dall’emergenza alla normalità


A chi interessa mantenere una situazione precaria sempre al limite dell’emergenza?

di Giuliano Sciotti, segretario regionale Uil Roma Lazio
Cassonetti stracolmi a Roma
Rifiuti a Roma

Nelle grandi città Europe il 98 per cento della spazzatura viene trattata nel comune dove viene prodotta. Nella Capitale d’Italia questa percentuale arriva appena al 36 per cento. Un dato, questo, che ricade sui cittadini attraverso il costo della bolletta. A titolo di esempio, se lo stato delle cose resterà immutato, nei prossimi 10 anni i romani avranno sulle loro spalle due miliardi di euro solo per le spese relative allo smaltimento dei rifiuti. Attualmente il sistema impiantistico della Capitale è formato 4 impianti Tmb, due di proprietà di Ama e due di Cerroni, dove vengono pretrattati più della metà dei rifiuti prodotti: 1 milione 700mila tonnellate di immondizia.

Il Cdr viene destinato all’inceneritore Acea di San Vittore e a quello di Colleferro di proprietà della Regione Lazio. Il milione dei rifiuti indifferenziati viene così distribuito: 400mila tra via Salaria e Rocca Cencia, 400mila agli impianti Cerroni, i restanti 200mila tra Latina, Frosinone e Avezzano.

L’indifferenziato (700 Mila tonnellate) viene distribuito – grazie ad accordi – in impianti e discariche tra l’Italia e l’Europa. Il costo medio di questa operazione è di 40 euro a tonnellata per il trattamento, 45 per il trasporto,100 per l’incenerimento, per un totale di 185 euro a tonnellata. Complessivamente La gestione del ciclo dei rifiuti a Roma ha un costo 4 volte superiore di quello di Milano (200 euro a tonnellata contro i cinquanta di Milano). Occorre quindi un ciclo virtuoso che sappia scongiurare le emergenze sempre dietro l’angolo, occorre una strategia a lungo termine. Come? A Roma dovrebbero essere ammodernati gli impianti esistenti e realizzati di nuovi: ne servirebbero cinque per selezionare la differenziata, per trattare l’organico e altri per l’indifferenziata. Per chiudere il ciclo dei rifiuti nei confini del Comune di Roma è necessaria una capacità di gestione dei rifiuti organici di 250mila tonnellate l’anno, di impianti per selezionare la raccolta differenziata da 510mila tonnellate e da 310mila tonnellate l’anno per l’indifferenziata.

L’Assessore capitolino Montanari ha in mente un sistema impiantistico rivoluzionario ma da oggi non se ne conoscono le caratteristiche. E così per scongiurare l’ennesima visione di cassonetti stracolmi nel periodo natalizio, la Sindaca Raggi ha chiesto alla Regione Lazio di chiudere gli accordi con la Regione Umbria affinché accolga i rifiuti romani. Intanto la raccolta differenziata si ferma staziona all’incirca al 45 per cento. Manca poi una vera filiera di prodotto che valorizzi il prodotto differenziato. Risolvere una volta per tutte il problema dei rifiuti vuol dire ridare alla città un senso di civiltà di sanità e di lavoro. A chi interessa che la situazione così precaria resti immutata?

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