domenica, ottobre 21

#CambiaIkea. Anche il ventisei Dicembre


Prosegue la mobilitazione della UilTucs per ristabilire un dialogo che non c’è

di Alfonso Vannaroni

 

Grafica campagna #CambiaIkea
Grafica campagna #CambiaIkea
Grafica campagna #CambiaIkea
Grafica campagna #CambiaIkea

«Fare colazione con i tuoi figli il 26 dicembre? Se vuoi farlo, #CambiaIkea. I vertici Ikea festeggiano il ventisei in famiglia, e noi? #CambiaIkea». Sono soltanto alcune grafiche dell’iniziativa che la UilTucs ha messo in piedi per protestare contro le politiche del lavoro dell’azienda svedese. Due grafiche che oggi, giorno di tradizione e festività, rilanciano l’iniziativa del sindacato per sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto accade nei ventuno negozi di Ikea sparsi sul territorio italiano.

A fine novembre Claudio, dipendente di Bari da undici anni nel colosso svedese, è stato licenziato per aver sforato di cinque minuti la pausa prevista. Marica – una donna di Corsico, madre di due figli, il più piccolo disabile – è stata invece ripetutamente spostata di reparto dall’azienda senza tener conto delle sue esigenze familiari. E che dire di quanto accaduto all’Ikea di Roma ad Anagnina, dove Filippo – invalido con quattro figli – è stato mandato a casa dopo 18 anni di servizio soltanto per disguidi relativi a un certificato medico. Storie di donne e uomini, di lavoratrici e lavoratori, considerati sempre più un numero e sempre meno esseri umani.

Eppure l’avventura di Ikea nel nostro paese era iniziata sotto auspici diversi. «La megazienda – ha ricordato Ivana Veronese, della segreteria nazionale UilTucs – si vantava di portare il suo modello produttivo e culturale: non solo commerciale, ma anche di scelte diverse fatte di partecipazione ai processi aziendali di crescita da parte dei dipendenti. Oggi c’è un’azienda in cui le istanze dei lavoratori sono vissute come un peso da snobbare, come un inutile perdita di tempo». Confronti e relazioni sindacali sono quasi inesistenti. Le decisioni calano dall’alto. Così è,  punto e basta. L’insoddisfazione cresce. E la protesta pure. «Ma col sorriso», sottolinea il sindacato. Per mesi infatti sarà ancora sarà espresso dissenso per l’involuzione del colosso svedese: hashtag, video, iniziative, petizioni, eventi e volantinaggi, continueranno con l’obiettivo comune di cambiare Ikea.

«Senza contrapposizioni e chiusure – ha aggiunto il segretario generale UilTucs Bruno Boco – perché visto che la nostra richiesta è il dialogo, non possiamo certo dare il via a un muro contro muro che potrebbe rivelarsi inutile. Ma restare fermi, passivi, non è da noi. Vogliamo spronare a riavviare un dialogo in cui la partecipazione sia reale, non una parola svuotata del suo senso». Quindi, che #CambiaIkea prosegua. Anche oggi. Anche il ventisei dicembre, anche domani, perché il dialogo è necessario. E perché non è giusto che siano soltanto i lavoratori a cambiare reparti, orari e mansioni.

 

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