mercoledì, febbraio 21

Rinnovo contratto nazionale, che brutto pasticcio


Nove anni di attesa. Ma il mondo della Ricerca, dell’alta Formazione e dell’Università non trova risposte adeguate

di Fra. Li.

«Dopo nove anni di attesa per il rinnovo del contratto nazionale ci saremmo aspettati che si procedesse in maniera più puntuale e organizzata a un percorso che ha alimentato grandi speranze. Invece, soprattutto per quanto riguarda il mondo dell’Università, della Ricerca e dell’alta formazione, le risorse insufficienti, la confusione generata dalla riduzione dei comparti che non ha tenuto conto delle specificità di settori estremamente complessi, stanno innescando una situazione che rischia di tradire le aspettative dei lavoratori». Non usa mezzi termini la Segretaria generale della Uil Rua Sonia Ostrica, preoccupata perché la strada che si sta percorrendo può portare a sminuire le enormi ricchezze e specificità di settori che sono fondamentali e strategici per il futuro del paese.

«Gli Enti Pubblici di Ricerca hanno norme specifiche – ricorda la segretaria – l’Afam aspetta risposte per sanare i vulnus dell’ordinamento dal 1999, l’Università ha il monte salari più basso di tutto il Pubblico impiego. E continuano a mancare risposte concrete, sia dall’Aran che dal ministero dell’Università e della Ricerca. Gli altri sette ministeri vigilanti sembrano spariti: sanità, lavoro, sviluppo economico, agricoltura, funzione pubblica continuano a tacere sulla necessità di rispettare le norme che essi stessi hanno contribuito a emanare». «Dopo nove anni di attesa ci saremmo aspettati che Governo e Aran arrivassero meglio organizzati al confronto – conclude Sonia Ostrica – i testi proposti dall’Aran ai sindacati non solo sono caratterizzati dalla presenza di poche risorse e da atteggiamenti incomprensibilmente punitivi ma anche dall’incertezza su quando, come e cosa arriverà. Si sta generando un pasticcio che rischia di lasciare tutti con l’amaro in bocca e che il sindacato per primo vuole disinnescare a condizione che vengano forniti gli strumenti adatti per poter collaborare».

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