domenica, settembre 23

Imposte e tasse locali. Il focus sulle province del Lazio


Frosinone più cara di Latina. Segue Viterbo. Rieti la città meno cara della regione

di Alfonso Vannaroni
Imposte e tasse locali
Imposte e tasse locali

Imu, Tasi, Irpef, Tari. Cari Comuni, quanto ci costate? Sicuramente molto. Da Latina a Frosinone, passando per Rieti, Viterbo e Roma, le imposte e le tasse locali pagate dai cittadini contribuenti del Lazio hanno infatti concorso a raggiungere a livello nazionale la cifra di 47 miliardi di euro. Otre venti milioni sono arrivati dall’Imu e dalla Tasi, mentre 12,4 dalle addizionali regionali Irpef, 4,8 dall’Irpef comunale e 9,1 dalla tassa sui rifiuti. Una pressione fiscale che mediamente ha fatto uscire dalle tasche delle famiglie italiane più di duemila euro. I Numeri e i dati sono stati raccolti e poi elaborati dal servizio politiche territoriali della Uil.

Dall’analisi del sindacato confederale emerge che Roma è la città con gli importi versati più elevati (leggi). Ma non è andata meglio alle famiglie delle altre province del Lazio. A Latina infatti la spesa per Imu e tasi è stata di ottocento euro, mentre a Frosinone ha raggiunto i 902 euro, a Viterbo 848 euro. E’ andata meglio a reatini con 406 euro. Stessa addizionale Irpef regionale per tutte le province laziali, vale a dire 761 euro. Per quanto riguarda invece l’Irpef comunale a Viterbo sono stati chiesti 334 euro, mentre a Frosinone, Latina e Rieti 352. Capitolo Tari: Apre Frosinone con 447 euro, segue Latina con 362 euro, Rieti con 355 euro, Roma con 308 euro, fanalino di coda Viterbo con 244 euro. Calcoli effettuati su una famiglia di quattro persone, in possesso di una casa di proprietà e un altro immobile (seconda casa, negozio, garage).  Tirando le somme si scopre così che i ciociari hanno versato 2462 euro, i latinensi 2275, i viterbesi 2187 e i reatini 1874.

Addentrandoci nei territori oltre confini della nostra regione, si nota come a Isernia le imposte e tasse locali pesino annualmente a Isernia per 1894 euro, a L’Aquila invece per 1756 euro, ad Ascoli Piceno per 1603 euro, a Terni 1763, mentre a Grosseto per 2234 euro. «Bisogna approfittare del blocco degli aumenti delle aliquote – fa sapere il servizio politiche territoriali del sindacato – per riprendere il cammino interrotto e completare il quadro della finanza locale, nell’ambito più complessivo del riordino fiscale nazionale». Più equo, ovviamente.

 

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