martedì, aprile 24

La Ricerca italiana? Un settore strategico al collasso


Oltre due miliardi persi dal 2007 al 2016. Adesso i finanziamenti timidamente risalgono. Ma c’è molto da fare

di Ma. Te. Ci.

Ricerca? Forse qualcosa si muove. Dopo anni di tagli costanti al settore della ricerca e sviluppo, che dal 2007 al 2016 ha perso in Italia oltre due miliardi di euro, i finanziamenti dell’ultimo anno sono lievemente in crescita e il decreto Madia potrebbe rappresentare un primo riavvio di un settore costantemente penalizzato nel nostro Paese. Questo quanto emerso nell’incontro organizzato dalla Uil Rua presso il Consiglio Nazionale della Ricerca.

“Nella ricerca – ha affermato il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Albero Civica – il capitale umano è l’unica cosa insostituibile. E’ un settore piccolo nei numeri, pertanto a volte non visto, che può sopravvivere solo se la politica si rende conto della sua importanza. Con la ministra Madia si è affrontato il tema delle precarizzazioni, che non è certamente l’unico dei problemi del settore. Basti pensare alle centinaia di persone andate in pensione e non sostituite e ai ricercatori italiani spesso considerati dei capitani di ventura da mandare all’estero”.

Un altro dei problemi sottolineati è la difficoltà delle diverse Amministrazioni di fare sinergia tra loro, così come con i settori dell’alta formazione e della ricerca per sostenere il rilancio e la crescita economica e sociale anche nella regione, tanto più considerato che, in termini di spesa in ricerca e sviluppo, il Lazio si colloca al secondo posto nella graduatoria nazionale (con 2,9 miliardi di spesa contro i 4,5 della Lombardia), mentre è prima considerando la sola spesa delle istituzioni pubbliche (con quasi il 40% del totale italiano).

“Il processo di stabilizzazione attivato con la ministra Madia – ha la segretaria generale della Uil Rua, Sonia Ostrica – è la dimostrazione che il rapporto della politica con il sindacato è l’unico vero strumento per il raggiungimento di obiettivi importanti per il Paese. L’azione della Uil ha consentito questa boccata di ossigeno che da sola però rischia di essere insufficiente al rilancio del settore se non sarà accompagnata da una programmazione politica seria sui finanziamenti e sulle assunzioni. Ci auguriamo che col cambio Governo non venga interrotto questo processo appena avviato”.

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