martedì, luglio 17

Criminalità pontina. «Un unicum nel suo genere»


Un territorio diviso in quattro zone: ecco come le mafie si sono spartite la provincia di Latina

di Alfonso Vannaroni

criminalità

Criminalità pontina: «Un unicum nel suo genere». Qualcosa di originale, che testimonia come le mafie mettono radici nei territori adattandosi alle caratteristiche e alle peculiarità degli stessi. In questo caso quello della provincia pontina, dove le forze dell’ordine hanno individuato quattro zone in cui la criminalità svolge i suoi loschi traffici. La sintesi –  di Giuseppe De Matteis – risale al maggio del 2016, giorno in cui la Commissione parlamentare antimafia fece tappa nel capoluogo pontino per ascoltare l’allora questore di Latina. Il resoconto dell’audizione è contenuto nella relazione pubblicata dall’organismo bicamerale di Palazzo San Macuto. Il quadro è esauriente e allarmante.

«L’analisi storica della criminalità pontina soffre di una visione semplificata – racconta il questore nell’audizione in commissione parlamentare antimafia – che impedisce poi di formulare un’azione di contrasto più calibrata alle reali esigenze. L’errore è di intendere la provincia di Latina come se fosse omogenea dal punto di vista criminale, mentre questa rappresenta un unicum nel suo genere». Ad incidere su questa unicità criminale è la storia. In questo angolo di Lazio – negli ultimi ottant’anni – più della metà della popolazione proveniente da varie parti d’Italia si è aggiunta a quella preesistente. C’è poi l’aspetto geografico e quindi i confini della provincia con quelle di Caserta e Napoli. Pesano poi i soggiorni obbligati. Non a caso, negli anni cinquanta, da queste parti sono arrivati personaggi di spicco delle mafie. «Parliamo di capi clan di ’ndrangheta, di camorra e di mafia siciliana – ricorda De Matteis – Ognuno ha creato nel tempo una sua cellula, mutuando i sistemi operativi dello schieramento di provenienza. E per questo che nella provincia di Latina non c’è solo camorra, dovuta alla contiguità con Caserta, ma c’è ‘ndrangheta e mafia».

Ed ecco allora la mappa criminale della provincia pontina con le quattro zone. « Ognuna ha una peculiarità propria – spiega l’allora questore – che rende impossibile una visione omogenea di questo tipo di criminalità. La prima è il sud pontino, in particolare le città di Formia e di Gaeta. Credo che, se dovessi fare una scala delle priorità d’intervento dal punto di vista degli assetti preposti al contrasto delle mafie in questa provincia, sicuramente indicherei la zona di Formia, di Gaeta e di Minturno. Qui operano famiglie facenti capo in maniera inequivocabile ai casalesi. Sono famiglie che hanno perso la guerra per il dominio nelle zone di origine e si sono insediate da anni in questo territorio, mutuando in tutto le modalità operative delle associazioni di stampo camorristico. Discorso differente riguarda l’area di Fondi, che indico come la seconda delle aree interessate da questo fenomeno migratorio criminale. Qui imperversano da anni una serie di famiglie di provenienza calabrese». C’è poi la terza zona, quella più a nord, quella più vicina geograficamente a Roma. «Tenete presente – ricorda De Matteis – che in questa area ricade il quarto centro del Lazio per popolazione, ovvero Aprilia, città che ha avuto una sovraesposizione demografica. La zona di Aprilia e Cisterna è stata interessata da una forte speculazione edilizia, da un forte investimento di capitali di provenienza soprattutto illecita. In quest’area ci sono organizzazioni criminali riconducibili alla ’ndrangheta». La mappa è completa con il racconto del questore su Latina, il secondo centro del Lazio, con una popolazione di oltre 130 mila abitanti.  «Qui – ricorda De Matteis – c’è una situazione molto particolare. Si è sviluppato negli anni un clan di origine nomade.  Oggi questo è un clan unico e talmente forte che è riuscito a opporsi a un tentativo di infiltrazione dei casalesi».

Come una torta, la provincia pontina è stata spartita in zone di influenza: quattro spicchi per un unico territorio, dove criminalità e mafie lucrano illegalmente evitando di pestarsi i piedi. «Abbiamo riscontrato che in provincia di Latina la ’ndrangheta, la camorra e i clan – si legge nelle note della relazione parlamentare antimafia – operano con una pretesa di egemonia nei singoli affari, ma non nei singoli territori. È possibile riscontrare così in una di queste aree la presenza di un altro gruppo e così via».

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