martedì, agosto 21

Un mondo sommerso: la tratta e il traffico degli esseri umani


Dalle pagine della commissione antimafia tutti i numeri di un fenomeno che non conosce crisi

di Alfonso Vannaroni

mondo sommerso tratta C’è un mondo quasi sommerso. E’ uno spazio dove i sogni si spezzano e si infrangono su un barcone in mare e dove ben presto la dignità cede il passo alla sopraffazione, alla violenza, alla riduzione in schiavitù. Quel mondo sommerso è composto da uomini, donne, ragazzi e ragazze che cadono nella rete della tratta e del traffico di esseri umani. Uomini e donne partiti con la speranza di un domani migliore che si ritrovano senza aspettative. Una fotografia di quanto accade in Italia e negli altri stati dell’Unione europea la scatta la Commissione parlamentare antimafia nella relazione «migranti e tratta di esseri umani, nuove forme di schiavitù». E’ un report certosino – quello dell’organismo bicamerale – che ricostruisce il fenomeno della tratta, approfondisce le dinamiche criminali, verifica – nell’ambito delle proprie competenze – il ruolo della criminalità organizzata di stampo mafioso nel business del traffico dei migranti. Redatto dai componenti della Commissione bicamerale al termine della XVII legislatura, nel documento confluiscono audizioni, testimonianze e dati delle indagini delle procure distrettuali antimafia. E proprio tra queste pagine c’è la prima conferma: le organizzazioni criminali transnazionali oggi gestiscono tutte le fasi del trasporto delle persone che dall’Africa, dalla Cina, dall’Albania, dalla Russia, dal Ghana, dalla Nigeria, dal Vietnam e dal Brasile raggiungono l’Italia e il resto del nord Europa.

Mafie internazionali che lucrano sulla pelle degli esseri umani, generando un turpe commercio che non conosce crisi. La Commissione accenna una stima: solo ipotizzando un costo medio di 5/6 mila dollari a migrante e moltiplicato per 503 mila persone (dato degli arrivi nel 2016), il valore del giro di affari ammonterebbe a 2.515 milioni di dollari per il solo anno 2016. Guadagni illeciti che eguagliano i ricavi provenienti dal traffico degli stupefacenti. «Sulla base dei racconti dei migranti – si legge nella relazione – il costo per raggiungere dalla Sicilia il nord Italia e gli altri paesi europei varia dalle 200 ai 2mila euro, che si sommano a quanto già riscosso dai trafficanti per la prima parte del viaggio. Diversa è la situazione per la tratta. Capita che sia la stessa organizzazione a farsi carico delle spese, in previsione dei guadagni futuri. Oppure è la maman, colei che la sfrutterà, a farsi carico dei costi del viaggio». Tratta e traffico, fenomeni che si intersecano. Nella tratta il trafficante ha il controllo e il possesso sul trafficato, che conduce allo sfruttamento sessuale, a quello lavorativo fino al mercato dell’espianto di organi. Per traffico di migranti si intende invece l’ottenimento di benefici finanziari dal trasporto illegale di una persona da un paese all’atro.

Ma è la vita che perde certezza quando si cade nella rete dei trafficanti. Secondo i dati delle Nazioni unite, nel vecchia e civilissima Europa, oltre il 60 per cento delle vittime sarebbe sfruttato a fini sessuali. «E’ una differenziazione per attività coerente con quella di genere – sottolinea la relazione – che vede circa il 75 per cento delle vittime di sesso femminile (donne adulte 60% e minorenni 15%) mentre quelle di sesso maschile vedono il 10 per cento di uomini e circa il 15 per cento di minorenni». I Numeri di genere e di età sono critici: circa il 90 tra donne e minori sono vittime della tratta. E poi ancora. Solo in Italia, tra gli anni 2008 e 2010, le vittime sono salite da 1624 a 2381, il più alto tra gli stati membri, per raggiungere le 2631 nel 2012. Ma non è tutto. L’Organizzazione mondiale dell’immigrazione stima in 800mila le vittime che annualmente cadono nella rete dei trafficanti di esseri umani. Ci sono poi i dati del nostro Ministero dell’interno secondo i quali alla fine del 2015 i minori resisi irreperibili a seguito del loro arrivo in Italia sono stati 6.135, quasi il doppio di quelli dell’anno precedente (3.707), il triplo rispetto al 2013, quando se ne contarono 2.142.

E così fiorisce il mercato dello sfruttamento sessuale, di quello lavorativo e dell’accattonaggio, che dalle stime dell’Organizzazione internazionale del lavoro raggiunge i tre miliardi di dollari l’anno per il solo sfruttamento sessuale, con ricadute in termini di profitti da sfruttamento del lavoro illegale di 32miliardi di dollari. Le vittime sono reclutate nei Paesi di origine con la falsa prospettiva di impieghi leciti, con la promessa di falsi rapporti affettivi, oppure assoggettate in conseguenza della pratica di riti magici e tribali. Chi non può pagare il viaggio contrae un debito. E quel debito che non riusciranno mai a saldare spalancherà loro le porte alla schiavitù. C’è poi chi si ritrova vittima dei caporali. Anche qui i confini tra lavoro nero e sfruttamento non sono poi così netti: ciò che li separa è il grado di assoggettamento al datore di lavoro, molti invece i tratti che li accomunano: orario lavorativo, compensi e rischi affrontati sul posto di lavoro. «La criminalità – scrive la commissione parlamentare antimafia – ha intercettato i bisogni delle persone, proponendosi sul mercato della migrazione come protagonista, assumendo il paradossale ruolo di essere considerata quale strumento principale, indispensabile, per realizzare un sogno, quello di raggiungere un Paese che, agli occhi del migrante, rappresenta un investimento di vita per il futuro». Un sogno che diventa incubo, con sopraffazione, violenza e riduzione in schiavitù.

One Comment

  • Annamaria Puri Purini

    Alfonso Vannaroni traccia un quadro drammatico e veritiero di un dramma che non si riesce a combattere ne’ con accordi multilaterali ne’ con interventi di Associazioni umanitarie. Manca la consapevolezza della situazione dell’ emigrante, la conoscenza dei problemi del suo Paese , viviamo chiusi nelle nostre realta’ quotidiane senza mai approfondire il mondo che ci circonda.
    Grazie.Alfonso per.questa esauriente relazione su questo drammatico fenomemo.

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