venerdì, ottobre 19

Le mani delle mafie su Roma


Gli affari di gruppi e clan all’ombra del Cupolone. Circa cento piazze di spaccio in città

di Alfonso Vannaroni

Nel Lazio sono in novantatre. Sono gruppi, clan, famiglie tradizionali, famiglie autoctone e narcotrafficanti. Hanno in comune i metodi mafiosi, che utilizzano per svolgere i loro loschi traffici. Dei 93 clan, circa cinquanta si muovono a Roma. A censirli è l’Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio. I dati – contenuti nel terzo rapporto «Mafie nel Lazio», presentato oggi negli spazi del WeGil di Largo Ascianghi – offrono un quadro esaustivo sulla penetrazione delle mafie a Roma e nei territori regionali da luglio 2016 a dicembre 2017. Un passo indietro, però. Dagli anni settanta ad oggi i gruppi criminali presenti nella nostra regione sono 154, sessantadue sono stati tracciati da indagini e processi ma da almeno quattro anni non vengono più citati nelle indagini giudiziarie o nei rapporti istituzionali. Ma ciò non significa che non siano più operativi.

Intanto dai dati della Direzione distrettuale antimafia del 2017 si scoprono sei procedimenti con 29 indagati per associazione di stampo mafioso, altri 58 procedimenti con 412 indagati per reati con l’aggravante del metodo mafioso,102 procedimenti con 1010 indagati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, 21 processi con 164 indagati per traffico di rifiuti e altri 9 con 40 indagati per usura. Mentre il Servizio centrale antidroga della Polizia di Stato fa sapere che lo scorso anno sono stati 7883 i chili di droga sequestrati nel Lazio. Ci sono poi le operazioni finanziarie sospette: 9769 lo scorso anno, mentre il numero dei bonifici bancari in entrata dai paradisi fiscali sono stati 5706 e quelli in uscita 4372. All’ombra del Cupolone c’è la mafia tradizionale come Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra, ma anche gruppi di derivazione mafiosa che piano piano sono diventati autonomi. Ci sono poi quelli generati dal tessuto socioeconomico locale. Insomma, il sistema criminale di Roma è complesso. «Abbiamo documentato uno scenario che evidenzia un sistema multilivello – ha detto Gianpiero Cioffredi, presidente dell’Osservatorio sicurezza e legalità della Regione Lazio – tenuto in equilibrio da tre fattori individuati nella pax mafiosa siglata dai diversi boss storici che hanno interesse a salvaguardare questo mercato privilegiato di investimenti e di accordi fra le diverse mafie, nelle reti di corruzione che rendono permeabili e convenienti i contesti in cui operano i boss».

Sono le piazze di spaccio – in città ce ne sono un centinaio, attive 24 ore su 24, con sentinelle sempre attive – a preoccupare. «Perché – si legge nel rapporto – rappresentano il luogo in cui maggiore è il contagio delle mafie tradizionali con i gruppi della criminalità locale che fatalmente evolvono nell’assunzione del metodo mafioso. I gruppi organizzati gestiscono le piazze con una rigidissima suddivisione del territorio, spesso nella stessa strada, e hanno rapporti e relazioni con soggetti componenti appartenenti ai casalesi, gruppi di camorra e soprattutto calabresi che sono i grandi fornitori. Romanina, Borghesiana, Pigneto, Montespaccato, Ostia, Primavalle, San Basilio. Ma è senza dubbio Tor Bella Monaca a registrare la zona di maggiore concentrazione di piazze di spaccio, dove a spartirsi il territorio sono 11 clan, alcuni dei quali evidenziano con inquietante nettezza l’evoluzione verso il metodo mafioso». «Bisogna restringere lo spazio d’azione delle associazioni criminali. Manca nel paese un progetto organico – ha detto don Luigi Ciotti, presidente di Libera, durante la presentazione di Mafie nel Lazio».

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