venerdì, ottobre 19

Le mafie cercano casa a Rieti e Viterbo


«Province silenziose» ma a rischio degli appetiti criminali di cosche e clan

di Alfonso Vannaroni

mafie rieti e viterbo Aree di insediamento mafioso embrionale e territori già caratterizzati da accordi che si ripercuotono sulle attività economiche. Ecco la geografia criminale delle province di Rieti e Viterbo, due territori apparentemente al riparo dalle infiltrazioni e dai radicamenti delle mafie. Due territori però su cui cosche e clan stanno mettendo gli occhi. «Terre di riciclaggio di denaro», crocevia di nuove rotte del traffico di droga: non lascia dubbi «Mafie nel Lazio» – il terzo rapporto dell’Osservatorio regionale sicurezza e criminalità della Regione Lazio – ormai nei nostri territori le isole felici non esistono più.

«Sotto il profilo investigativo – si legge nel rapporto dell’Osservatorio – i magistrati della Direzione nazionale antimafia segnalano a Viterbo e Rieti presenze sporadiche di soggetti riconducibili prevalentemente a gruppi di ‘ndrangheta e di camorra. Risultano interessati i settori finanziari, gli appalti pubblici e il ciclo rifiuti. Negli ultimi anni la moltiplicazione degli sportelli bancari e alcuni sequestri di beni immobili e attività economiche indicano il rischio che si tratti di un primo stadio per successive espansioni».

E ancora. Viterbo è attraversata dalle rotte del narcotraffico che portano dritte ai quartieri romani. Alcune tracce di questi rapporti si ritrovano negli atti delle indagini. «In particolare – scrive un Gip di Roma relativamente a un’inchiesta sul traffico di stupefacenti nel quartiere di Primavalle – La droga che va e rientra dal centro Italia, compresa la vicina Umbria, interessa le due province silenziose che sono state scelte da tempo come luogo di transito più sicuro, al riparto dalla pressione investigativa presente sia a Roma che nel basso Lazio». Ma Rieti e Viterbo sono anche luoghi di dimora per latitanti, ex collaboratori di giustizia fuoriusciti dai programmi di protezione. «Una sorta di camera di compensazione, luoghi insomma dove le mafie si nascondono – si legge nel dossier – Se dovessimo guardare alle operazioni antimafia e attenerci ai risultati, potremmo dire che si tratta di due province che sembrano non essere sfiorate dal sistema criminale delineato nel resto del  rapporto. Alcuni elementi che emergono dalle carte giudiziarie dalle Procure ordinarie del Lazio, lasciano intravedere un ruolo secondario ma comunque non meno importante delle presenze mafiose che vivono o investono capitali queste due cittadine del nord della regione».

«Viterbo – sostiene l’Osservatorio – è uno scrigno di occasioni, anche criminali, tutto da decifrare. Il rischio per la provincia arriva dalle cosche calabresi che hanno sfiorato questo territorio e intuito le tante ricchezze che possiede, non ultime quelle che riguardano il patrimonio artistico, culturale e la posizione ottimale dalla quale collegare il sud con il centro e con le piazze di spaccio del nord Italia. Altra storia criminale a Rieti, che fa registrare presenze e episodi legati alla banda della Magliana e a uomini di Cosa nostra. Una curiosità: nelle statistiche che misurano il rischio di indebitamento e del prestito a tasso usuraio, Rieti è spesso ai primi posti, in relazione alla situazione del Lazio».

Insomma, due province scelte come «terre di riciclaggio di denaro e di affari che si muovono sulle rotte delle vicine regioni come la Toscana e l’Umbria». Una nuova frontiera dell’illegalità, che rischia di inquinare e distruggere il tessuto socioeconomico di due città finora al riparo dalla pressione criminale e mafiosa.

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