venerdì, ottobre 19

Morire di lavoro. Trimestre nero nel Lazio


Da Gennaio a Marzo 21 infortuni mortali nel Lazio, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo del 2017

di Maria Teresa Cinanni

morire di lavoro nel lazioAumentano gli incidenti sul posto di lavoro. E aumentano anche le morti. Nel solo trimestre 2018 sono stati 21 gli infortuni mortali nel Lazio, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Anno in cui già si registrava un incremento dell’1,1% sia a livello nazionale sia regionale. È la fascia 50 – 60 anni quella più colpita e Rieti la provincia dove maggiore è stato in percentuale il numero dei decessi, seguita dalla Capitale che detiene invece il primato in valori assoluti. Numeri che dal 2016 – quando le denunce di infortuni nel Lazio erano state 45.480, di cui 104 mortali – sono costantemente in crescita e che rappresentano un’inversione di rotta rispetto alla contrazione che era stata registrata nel periodo 2012-2015 e che non tengono conto dei tantissimi lavoratori in nero.

“Lavoratori sconosciuti alle cronache che spesso perdono la vita per un’impalcatura montata male, per un casco mancante e che nessuno potrà mai riconoscere – ha commentato il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Alberto Civica – tragedie che si aggiungono a tragedie nel silenzio più totale. Basta alzare gli occhi sui tetti di Roma per vedere gente appesa nel nulla, senza alcuna protezione e sotto lo sguardo indifferente dei passanti. Una situazione che necessita di interventi urgenti – continua Civica – non si può morire di lavoro. È necessario che le istituzioni facciano la loro parte e si agisca in sinergia, Regione, Campidoglio, sindacati, parti datoriali, per fermare questa strage silenziosa che continua a mietere vittime tra i lavoratori. E non parliamo solo di edili o di metalmeccanici, come comunemente si crede, ma anche del terziario su cui si regge l’economia di questa regione e che rappresenta il settore con il maggior numero di infortuni”.

Quasi tutti gli infortuni accaduti nella nostra regione, infatti, si concentrano nel terziario che nel 2016 conta ben oltre 22 mila denunce. Seguono i lavoratori dell’industria (8.559 denunce) e della pubblica amministrazione (7.920). Minori le quote di agricoltura e artigianato, anche se quest’ultimo rappresenta il settore dove tra il 2015 e il 2016 si è registrato il maggiore incremento di infortuni (+4,2%), seguito da quello dei servizi con un aumento del 2,8% degli incidenti, molti dei quali mortali. Relativamente alle modalità, tra i diversi tipi di infortuni, l’Inail considera non solo quelli che avvengono sul posto di lavoro, ma anche quelli “in itinere”, ovvero gli infortuni accaduti durante il percorso casa – lavoro e viceversa. Infortuni che nel 2016 sono stati 10.896, ovvero circa il 24% del totale, con un aumento del 3,4% (+4,1% quelli senza mezzo di trasporto e +3,1% quelli che prevedono il coinvolgimento di un mezzo). “Denunce che ci auguriamo non siano escamotage per celare decessi avvenuti in realtà sul campo – commenta Civica – Anche per questo sarebbe opportuno intensificare le ispezioni sui luoghi di lavoro e verificare non solo le condizioni dei lavoratori ma anche delle strutture in cui operano,”.

Ampliando il periodo considerato fino al 2012, si nota come aumentino in maniera esponenziale le malattie professionali che tra il 2012 e il 2017 registrano nel Lazio un più 93,8%, contro un incremento nazionale del 25,6%. Stando alle denunce presentate all’Inail, la crescita delle denunce di malattie professionali è dovuta anche all’aggiornamento delle tabelle per il riconoscimento dove sono state inserite le malattie muscoloscheletriche prima non presenti. Anche in questo il Lazio è la regione che registra gli incrementi più marcati in Italia.

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