martedì, ottobre 16

Minori maltrattati. Oltre il 60% subisce violenza in famiglia


Il Lazio tra le regioni con il più alto numero di casi. Emilia Romagna, Veneto e Friuli le più virtuose. La Campania tra le peggiori

di Nico Luzzaro

Minori a rischio. Oltre il 60% dei bambini italiani con un’età compresa tra i 2 e i 14 anni ha subito maltrattamenti in famiglia. E il Lazio è tra le regioni con il più alto numero dei casi. Questo quanto emerge da uno studio realizzato dalla Cesvi, la Onlus che si occupa di solidarietà a livello internazionale. Molti i fattori presi in considerazione: dal contesto famigliare a quello socio economico, alle politiche e i servizi di prevenzione e cura all’interno delle singole regioni. Il tutto sulla base di 65 indicatori che valutano la capacità di vivere una vita sana (fumo materno, uso di droga da parte dei genitori, abuso di alcolici), la capacità di vivere una vita sicura (violenza domestica), di acquisire conoscenza e sapere (livello di istruzione dei genitori), di lavorare (status occupazionale delle famiglie), di accedere alle risorse e ai servizi (disuguaglianza socio-economica).

La nostra regione si colloca all’ultimo posto a livello nazionale per capacità di vivere una vita sicura e al tredicesimo per capacità di lavorare. Va meglio solo il versante conoscenza e sapere, che vede il Lazio in quarta posizione. Nel report emerge un forte il divario tra il Nord e il Sud del nostro Paese. Le regioni che presentano il migliore livello di benessere complessivo dei bambini sono, oltre all’Emilia Romagna, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, il Trentino Alto Adige, l’Umbria, la Toscana e la Valle d’Aosta.

Al maltrattamento, inoltre, si accompagna spesso la trascuratezza: nel mondo il 16,3% dei bambini è vittima di negligenza fisica e il 18,4% di trascuratezza emotiva. Gli effetti della trascuratezza possono manifestarsi con un ritardo nel raggiungimento delle principali tappe evolutive con disturbi dell’apprendimento oppure con un atteggiamento di eccessiva ricerca di affetto e attenzione da estranei (e il conseguente rischio di esposizione ad altri abusi), una forte chiusura e una sfiducia verso l’altro. Dall’Indice emerge come i servizi siano più presenti nelle regioni in cui ci sono meno rischi. Al contrario, nei territori dove i fattori di rischio sono più critici si possono osservare servizi particolarmente deboli. Incrociando i fattori di rischio, i sintomi di maltrattamento e i servizi pubblici erogati nelle regioni, il Lazio (insieme alle regioni del Sud) è stato collocato all’interno della fascia delle regioni “ad alta criticità” dove, a un’alta criticità del contesto fa riscontro un’alta criticità dei servizi sul territorio. Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta e Friuli, invece, sono nella fascia delle regioni “virtuose” dove, a fronte di una bassa criticità del contesto, si riscontra un alto livello nell’offerta dei servizi pubblici. La Lombardia (insieme con il Trentino Alto Adige) si colloca nella fascia delle regioni “stabili” dove, a una bassa criticità del contesto fa riscontro un’elevata criticità dei servizi.

Considerata la rilevanza delle differenze territoriali – ha dichiarato Daniela Bernacchi, CEO&General Manager Cesvi – è auspicabile il varo di politiche di prevenzione e cura in un confronto Stato-Regioni specificamente dedicato al maltrattamento dei bambini, oltre alla creazione di un sistema informativo sul fenomeno fondato su strumenti di monitoraggio e di rilevazione puntuale dei dati. Attraverso questo Indice regionale – prosegue Bernacchi –  vogliamo riportare l’attenzione su una serie di misure da adottare, tra cui la necessità di dare vita a una Legge Quadro Nazionale sul maltrattamento dell’Infanzia creando strumenti normativi e amministrativi che facilitino la costruzione di politiche intergenerazionali di prevenzione del maltrattamento dei minori. A ciò si aggiunge l’importanza di destinare risorse specifiche alla prevenzione e alla cura di questo fenomeno e di migliorare l’efficacia e l’efficienza della distribuzione delle risorse già esistenti”.

 

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