martedì, agosto 21

Sviluppo sostenibile. In Italia si può, si deve


Le associazioni ambientaliste al ministro Sergio Costa: L’ambiente al centro delle scelte politiche

di Giancarlo Narosi

Un ministero efficiente e operativo. Dotato di adeguate risorse. Che sappia affrontare le nuove sfide e che si impegni concretamente per uno sviluppo sostenibile. L’obiettivo del Patto per l’ecologia – lanciato dal Wwf in occasione della recente campagna elettorale – aveva come scopo la riforma del ministero dell’ambiente nei primi cento giorni di governo. Praticamente un ministero con competenze specifiche in campo ambientale in grado di disegnare strategie valide per la sostenibilità dello sviluppo. «L’Italia ha bisogno di un ministero dell’ecologia e della sostenibilità – aveva scritto l’associazione ambientalista mesi fa – che guidi quel processo di transizione che ci indica il mondo scientifico, l’Onu e l’Ue.

Concetti ribaditi oggi durante l’incontro delle associazioni ambientaliste con Sergio Costa, titolare del dicastero di via Cristoforo Colombo.  «Il Paese – ha detto Stefania Bianchi, presidente del Wwf Italia –  ha bisogno di un ministero dell’Ambiente capace di intervenire con autorevolezza sui tavoli internazionali su questioni fondamentali per il futuro del Paese come circular economy, cambiamento climatico e che sia trattato al pari degli altri ministeri nel definire le scelte fondamentali per innovare e rendere più efficiente il sistema Italia: come il sostegno alle fonti rinnovabili, ai trasporti, alle politiche industriali. L’emergenza plastica, oggi la principale minaccia per i mari e gli oceani, rappresenta un esempio concreto di come il ministero dovrebbe cambiare per agire su scala nazionale e internazionale: bisogna intervenire sull’Europa chiedendo che diventi realtà la Direttiva comunitaria che vieta 10 prodotti di plastica monouso, mentre in Italia si dovrebbe vietare l’uso di microplastiche in tutti i beni di consumo, introdurre una cauzione sugli imballaggi di plastica, censire e recuperare le reti da pesca di plastica abbandonate in mare». «Con l’incontro di oggi – ha affermato il ministro Sergio Costa – vogliamo ribadire l’intenzione, ferma, convinta, di far uscire il ministero dell’Ambiente dall’angolo e dargli nell’azione complessiva di governo il ruolo centrale che merita. L’ambiente è economia, sviluppo produttivo, lavoro e sarà trainante delle politiche governative. A partire da oggi vogliamo che il legame tra il ministero, le associazioni e i cittadini sia improntato su un dialogo costante. Inauguriamo un percorso nel quale condividiamo obiettivi e finalità».

Recuperare risorse e destinarle allo sviluppo sostenibile si può. Come? «Magari cancellando i sussidi dannosi per l’ambiente, a cominciare da quelli a sostegno delle fonti fossili – spiega Bianchi – che complessivamente pesano per 16,1 miliardi di euro sulla spesa pubblica. Si tratterebbe di un segnale fondamentale che, unito alla fuoriuscita dall’utilizzo del carbone nella produzione elettrica entro il 2025, a campagne su consumi più sostenibili, alla creazione di un network di imprese per il recupero dei materiali da riutilizzare nei processi produttivi al di fuori del ciclo dei rifiuti, alla semplificazione delle procedure di affidamento alle amministrazione pubbliche dei siti inquinati, alla creazione di un vera e propria rete ecologica nazionale che metta a sistema le aree nazionali e regionali, marine e terrestri, attraverso corridoi ecologici, potrebbe essere già l’embrione del nuovo ministero dell’Ecologia e della Sostenibilità».

 

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