martedì, luglio 17

Riformismo e innovazione. Il sindacato rappresentativo


Un processo di rinnovamento continuo e costante per rispondere alle esigenze e alle necessità dei cittadini

di Carmelo Prestileo. segretario organizzativo Uil Lazio

Riformismo, modernizzazione, innovazione. Al di là delle assonanze, sono termini che esprimono al meglio le caratteristiche che hanno contraddistinto l’azione della nostra organizzazione sindacale. Il nostro è un impegno che parte da lontano: abbiamo sempre cercato di adeguare la nostra capacità di rappresentanza al mutare degli assetti economici e sociali. E’ negli anni ottanta che la Uil diviene il Sindacato dei cittadini, affermando ed estendendo l’azione sindacale oltre i luoghi di lavoro nel contesto sociale della società civile. Negli anni novanta con le liberalizzazioni dei mercati abbiamo condiviso con i governi accordi a sostegno dello sviluppo economico e sociale del Paese. Sono gli anni in cui l’Europa prendeva forma e il dibattito sui nuovi bisogni nella emergente dimensione europea era ampio e appassionato. Si affermavano le prime forme atipiche e flessibili di lavoro e c’era necessità di una nuova attenzione verso la formazione continua della forza lavoro. In questo contesto la Uil organizza una rappresentanza sindacale dei lavoratori affermando nuovi principi di tutela. In quegli anni siamo stati in prima linea per promuovere la politica dell’accoglienza della prima ondata migratoria, affermando i principi di non discriminazione a favore dei nuovi lavoratori stranieri.

Negli anni a seguire, col mutare del quadro economico e politico, di fronte all’avanzare di una crisi sempre più penetrante e col deteriorarsi dei rapporti con i governi, si comincia a instillare nella società e nel mondo del lavoro l’idea scorretta e del tutto erronea che il sindacato, contrariamente a quanto dimostrato, fosse di ostacolo alla crescita economica: un soggetto da confinare in sempre più ristretti ambiti di rappresentanza del mondo del lavoro. Sono stati anni di profonda crisi economica nel corso dei quali il sindacato, non più chiamato alla concertazione, ha ripetutamente ribadito alle istituzioni l’importanza del dialogo sociale, convinto che una diffusa partecipazione alle azioni politiche dei governi fosse l’unica modalità per definire e poi attuare azioni integrate per rilanciare il benessere e l’economia del Paese. Anni in cui col perdurare della crisi economica ci siamo impegnati a difendere il potere d’acquisto dei salari affermando altresì pratiche contrattuali a sostegno della produttività.

Un sindacato che, di fronte all’attentato a principi cardini della tutela sindacale, si radica nei luoghi di lavoro e tende ad assicurare una rappresentanza sempre più ampia a difesa dei diritti assistenziali e previdenziali dei cittadini. Contrariamente all’affermarsi di una diffusa idea politica di rappresentanza diretta – della disintermediazione sociale – resta invece forte la convinzione che proprio la nostra capacità di adeguare l’azione al mutare dei quadri economici e sociali, ci consente di essere sempre più un punto di riferimento per la difesa dei diritti di cittadinanza. In una società complessa che vive gli effetti di una crisi spaventosa, (basti pensare che i dati Istat stimano in diciotto milioni gli italiani a rischio povertà, pari al 30 per cento della popolazione e che lo scorso anno gli individui in povertà assoluta sono stati oltre 5 milioni) e in un nuovo quadro politico che ci vorrebbe marginalizzati, la nostra risposta è uguale a quella che abbiamo sempre praticato: affermare la capacita di ampia rappresentanza sociale e continuare ad adeguare la nostra azione tra i lavoratori, i cittadini, per stare e restare vicino a chi ha bisogno di difesa, di assistenza.

In un contesto quotidiano sempre più complesso, con una rivoluzione tecnologica continua che sta trasformando il modo di vivere e lavorare, il nostro impegno va rinnovato tra la gente, nei territori, nei nuovi luoghi di lavoro per promuovere e difendere una società inclusiva e solidale, che non dimentichi alcuni, nessuno escluso. Per riformismo, modernizzazione, innovazione intendiamo proprio questo: un processo continuo e costante, di rinnovamento, di presenza sul territorio, di strutture organizzative agili e diffuse, capaci di intercettare tutti i bisogni, soprattutto quelli emergenti. Capacità di rispondere all’esigenza di inclusione dei giovani, alla domanda di integrazione dei nuovi cittadini, all’assistenza degli anziani, all’armonizzare dei tempi di vita e di lavoro dei lavoratori e delle lavoratrici. E’ sempre stata la capacita di integrare l’azione sindacale con una rinnovata capacità organizzativa sempre più vicina ai lavoratori e alla gente, la chiave per rafforzare il nostro ruolo, per concorrere alla produzione di benessere economico e sociale nei nostri territori. Ci sono ora nuove e ulteriori sfide che vanno raccolte, avere e condividere un chiaro obiettivo per adeguare il nostro radicamento e la nostra capacità di modernizzazione, di andare avanti, insieme all’altro con passione e determinazione.

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