domenica, settembre 23

Rischio amianto nella Capitale


Ammontano a 2,5 i milioni di metri quadrati di superficie con presenza di amianto. 275 le scuole laziali in pericolo

di Maria Teresa Cinanni

Rischio amianto nella Capitale. Con 2,5 milioni di metri quadrati di superficie e circa 37 tonnellate di peso, Roma è la città con la maggior presenza di amianto in termini di estensione. Nonostante siano passati più di venticinque anni dalla legge che prevede la mappatura dei siti a rischio e la conseguente rimozione, a Roma e provincia si trovano ancora moltissimi edifici pubblici e privati con la copertura eternit e amianto presente nei serbatoi, nei pavimenti, nei materiali di isolamento termico, nei pannelli. Sono Pomezia e Albano Laziale i territori della provincia capitolina dove maggiore è la concentrazione di amianto: oltre 550 mila metri quadrati di superficie per un peso complessivo di 8.250 tonnellate Si tratta soprattutto di capannoni industriali e vecchie fabbriche dismesse dove l’amianto non è ancora stato rimosso. Basti pensare ad esempio alla Eco X di Pomezia, la fabbrica di rifiuti dove si sviluppò lo scorso anno un incendio che mise in allarme la popolazione e le istituzioni locali. O, per rimanere nella Capitale, all’ex cinema Apollo all’Esquilino o all’ex Buffetti alla Magliana, noti “reperti” in eternit che attendono una bonifica da anni e che, nonostante le proteste dei comitati di quartiere e la vicinanza di alcune scuole, rimangono ancora lì.

“Purtroppo, dopo più di vent’anni dalla legge, in molti casi non è stata ultimata nemmeno la mappatura – commenta il segretario generale della Uil Lazio, Alberto Civica – A Roma la situazione è leggermente diversa: il Campidoglio ha fatto un censimento con tutti i siti a rischio, ma tutto è rimasto su carta e non si è provveduto alla rimozione, nonostante le forti proteste dei cittadini. Come accaduto alla Magliana, a Centocelle o alle tantissime scuole ancora non bonificate”. Solo il I municipio ha provveduto di recente alla rimozione all’interno o in prossimità soprattutto degli edifici scolastici. Nel resto della città e della regione invece sono ancora 275 le scuole in cui si segnala la presenza di amianto. Si tratta soprattutto di scuole primarie, quindi materne ed elementari, perché solitamente di più antica costruzione. Di queste, ben 44presentano rischi concreti e gravi di contaminazione dell’ambiente, con effetti avversi sulla salute dei ragazzi e del personale scolastico, dovuti soprattutto alla presenza di amianto nei pavimenti, per un totale di circa 5 mila metri quadrati. Ben 100 edifici scolastici presentano amianto nei serbatoi, 70 nei materiali di isolamento termico, 31 nelle coperture e 14 nei pannelli.

“E ciò è molto grave – prosegue Civica – non si può mettere a rischio la salute dei nostri ragazzi nel luogo dove trascorrono la maggior parte delle loro giornate e dei loro anni. A cosa serve censire, individuare il problema, se poi non si procede alla risoluzione? Questa amministrazione comunale ha effettuato diversi censimenti senza dare dopo seguito alle indagini. Questo è un ennesimo primato negativo della nostra regione di cui certamente non si può andar fieri. Ci piacerebbe ogni tanto annunciare record positivo”. Se Roma detiene il primato negativo, anche il resto della regione non se la passa bene. Secondo i dati della Uil Lazio e dell’Eures, infatti, nel Lazio si trovano ben 5,3 milioni di metri quadri di superfici contaminate, ovvero il 43,2% del totale censito a livello nazionale (12,3 milioni di metri quadrati). Sono infatti 11 mila siti contaminati da amianto. Nello specifico i dati evidenziano come nella Regione sia presente il più elevato numero di strutture con coperture in cemento amianto (il cosiddetto eternit), che rappresenta quasi il 30% del totale delle strutture censite sul territorio nazionale (9.361 coperture in eternit nel Lazio a fronte di 33.527 in Italia). Ciò solo considerando le rilevazioni aeree e satellitari che, in quanto tali, non permettono di censire tubature e/o pavimenti e sottostimano quindi il problema. Inoltre, stando alla classifica del rischio ideata in base all’area in cui è ubicata la struttura contaminata, all’accessibilità del sito, alla densità abitativa del luogo, al livello di friabilità dell’amianto contenuto e dunque alle probabilità di diffusione delle fibre, emerge che nel Lazio circa un terzo degli edifici (il 33,4%) ricade nelle prime due classi, che attestano un pericolo imminente per la salute pubblica e necessiterebbe pertanto di attività di bonifica immediata. A livello nazionale vi è una pericolosità minore rispetto a quella segnalata nel Lazio perché le strutture che rientrano nelle prime due fasce rappresentano il 19% del totale. Non è un caso che i dati INAIL abbiano evidenziato negli ultimi anni un incremento delle malattie respiratorie ed oncologiche.

A livello regionale, infatti, i casi ufficialmente diagnosticati nel 2016 (ultimo anno disponibile) sono stati 34, a fronte di 1.509 censiti sul territorio nazionale. Nello specifico, si tratta soprattutto di lavoratori di sesso maschile (32 su 34) afferenti al settore industriale e dei servizi (30 casi su 34) e di situazioni in cui è stato scientificamente stabilito un rapporto causa-effetto tra l’esposizione all’amianto per motivi professionali e l’insorgenza della malattia. Ciò vale anche per l’insorgenza di tumori maligni, soprattutto a carico del tessuto mesoteliale (in particolare la pleura), con 10 casi certificati nel Lazio nel 2016, mentre le altre malattie respiratorie associate all’esposizione all’amianto sono state 15. L’ultimo rapporto Inail evidenzia inoltre come nei dieci anni compresi tra il 2002 e il 2012 siano stati diagnosticati nel Lazio ben 786 casi di mesotelioma, ovvero il 5,7% del totale nazionale (pari a 13.866 diagnosi in valori assoluti). I tassi più elevati si registrano nei comuni di Collevecchio e Civitavecchia, zone dove l’esposizione è maggiore. Basti pensare al complesso industriale di Colleferro (specializzato nella costruzione e manutenzione di rotabili ferroviari e nella lavorazione di sostanze chimiche ed esplosivi) e al polo energetico e dei trasporti marittimi di Civitavecchia. Qui, tra l’altro, è ancora presente la sede di Italcementi dismessa dal 2009 e da allora mai bonificata, nonostante l’ingente concentrazione di amianto, come più volte denunciato anche dalle associazioni e dai politici locali.

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