domenica, ottobre 21

Battaglie sindacali. A Vicenza per dare un futuro al Gruppo Burgo


Riconvertire guardando avanti. Ad Avezzano l’intuizione della Uil diventa la strada per il rilancio dello storico Gruppo

di Roberto Di Francesco, Segretario regionale Uil Lazio

battaglie sindacaliCi sono battaglie sindacali che porti dentro, che restano scolpite nella memoria. E che basta rievocarle per sprigionare quell’energia necessaria per affrontarne di nuove, perché poi dietro ogni vertenza ci sono le storie di tanti uomini e donne in difficoltà. Come in difficoltà erano i dipendenti dello stabilimento di Avezzano del Gruppo Burgo, produttore di carta grafica, risucchiato dalla crisi strutturale del settore cartario italiano. Quella dello storico gruppo italiano – sfociata nella manifestazione nazionale di Vicenza – è una di quelle battaglie che appunto non si dimenticano facilmente, perché il sindacato è stato in grado di creare un percorso lungo il quale la disperazione è diventa, passo dopo passo, speranza sempre più concreta.

Scegliere Vicenza come luogo per una manifestazione nazionale non è stato semplice: convincere migliaia di lavoratori e lavoratrici che stavano perdendo l’unica fonte di sostentamento a raggiungere il cuore del nord est, dove il reddito pro capite era e resta tra i più alti d’Italia, non è stato scontato. Organizzare uno sciopero, il primo che ha coinvolto tutti gli stabilimenti del gruppo nei suoi cento anni di storia, era stato giudicato inizialmente da molti impresa quasi impossibile. Ma noi siamo stati testardi e ci siamo riusciti. E così il 28 novembre 2014 in Piazza Castello è andata in scena una protesta confederale che ha cambiato il destino di molti lavoratori.

Riavvolgiamo il nastro. La crisi economica comincia a farsi sentire. Il gruppo Burgo conta circa 4800 dipendenti negli undici stabilimenti italiani e in quello dislocato in Belgio. Ma con la crisi strutturale dell’intero settore, anche lo storico gruppo vede diminuire il proprio fatturato. Inizia così il lungo periodo di sacrifici dei lavoratori: riduzione dei salari, aumento della flessibilità lavorativa. Per l’azienda però non basta: pur non avendo un piano industriale, una prospettiva di risanamento e rilancio, il management del gruppo procede ai tagli. Gli stabilimenti cominciano a chiudere e le relazioni sindacali saltano. E si decide a questo punto di scende in piazza: otto ore di sciopero per turno e manifestazione nazionale nel cuore del ricco Veneto.

Erano migliaia quel giorno i lavoratori per le vie della città del Palladio. C’erano anche i dipendenti di Avezzano, circa trecento, molti dislocati temporaneamente negli altri stabilimenti del Gruppo in Italia, altri in cassa integrazione. Ne mancava soltanto uno, che mesi prima in un momento di disperazione aveva deciso di farla finita e si era tolto la vita. Proprio su Avezzano la Uil Com, con Slc e Fistel, aveva in mente una proposta, che poi si è rivelata strategica per il rilancio del gruppo. Un modello da seguire: nello stabilimento marsicano i dirigenti della Uil traducono e mettono in pratice le intuizioni del sindacato. Avevamo percepito che tutto il mondo della cartotecnica era in crescita, lo era già da tempo, e che quindi bisognava innestarsi su questa scia per guardare al futuro e dare prospettive a tante persone senza più un lavoro. Ma passare dalla carta patinata a quella da imballaggio, come poi è avvenuto, è stato un cammino tortuoso. Il gruppo Burgo, inizialmente contrario, cambia idea dopo la manifestazione di Vicenza. E’ solo dopo quel 28 novembre 2014 che l’atteggiamento dei vertici muta e si inizia a ragionare su proposte concrete di riconversione industriale. Ma ci sono voluti innumerevoli incontri al Ministero dello sviluppo economico e trattative in azienda. A fare la differenza è stato il senso di responsabilità dei lavoratori.

E’ solo grazie ai loro sacrifici e alla nostra perseveranza se adesso si punta forte sull’e-commerce: siamo nel 2018 inoltrato, ad Avezzano si respira un’altra aria, i battenti della fabbrica hanno riaperto, novanta operai sono tornati al lavoro. Altri nei prossimi mesi potrebbero essere assunti.  E ci sono anche prospettive per realizzare un vero e proprio polo logistico. Quella che aveva tutte le caratteristiche per diventare l’ennesima storia di espulsione di lavoratori dal ciclo produttivo è diventata invece una storia a lieto fine, con tanto di brindisi il prossimo diciotto ottobre davanti ai cancelli del sito industriale riconvertito.

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