domenica, ottobre 21

Alla «Ricerca» di un futuro migliore


I precari del Cnr attendono le stabilizzazioni. Ma l’ente non ha ancora avviato le procedure

di Alma Civa

ricercaDuemila precari, duemila famiglie. Tanti uomini e donne alla ricerca di un futuro migliore, di una stabilità lavorativa. In attesa del giusto riconoscimento, che però tarda ad arrivare. Circa il 40 per cento dei lavoratori del Consiglio nazionale delle ricerche è precario. Alcuni tra loro potrebbero essere stabilizzati entro l’anno. Il condizionale è d’obbligo, perché i fondi sono già stati stanziati ma il Cnr non ha ancora avviato le procedure.

Un ritardo che non lascia sereni i lavoratori e le organizzazioni sindacali, che oggi hanno protestato durante la presentazione del Festival della scienza, nella sala Marconi dell’Istituto.

«Sono esattamente 1.869 i precari che dovranno essere stabilizzati dal Cnr entro la fine dell’anno – dice la responsabile per la ricerca della Federazione Uil scuola Rua, Sonia Ostrica – E’ preoccupante il ritardo nell’avvio del processo definitivo di assunzione soprattutto per quanti non hanno bisogno di essere sottoposti a ulteriori selezioni, rientrando perfettamente nei requisiti previsti dalla legge. Chiediamo al Cnr, il maggior ente di ricerca pubblica, di velocizzare le procedure, richiamandolo al completo rispetto delle norme: bisogna mettere i processi in garanzia ed evitare il più possibile di dare adito a ricorsi che rallentino queste stabilizzazioni, necessarie all’ente e indispensabili per ridurre le sacche di precariato ultra decennale in cui i lavoratori sono fermi per colpa anche di una politica che dimentica l’importanza della ricerca e dell’innovazione».

«I ritardi nella stabilizzazione dei precari del Cnr e degli altri settori della ricerca  – spiega Americo Maresci, responsabile del Cnr per la federazione della Uil scuola Rua – mettono a rischio non solo l’intero settore, ma anche funzioni fondamentali. Un esempio: se nell’Istituto nazionale di geofisica andassero a casa tutti i precari, non si potrebbe più garantire una corretta e continua sorveglianza sismica». E’ solo un esempio tra i tanti, ovviamente. Un esempio che sintetizza da un lato il prezioso lavoro dei ricercatori, dall’altro il senso della insicurezza quotidiano di chi costantemente fa i conti con promesse di rinnovo, stipendi da fame e fughe all’estero.

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