venerdì, agosto 17

Sociale

I Rom del River scrivono alla sindaca Raggi

I Rom del River scrivono alla sindaca Raggi

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Ancora una notte, la quarta, in strada per i Rom del Camping River che, dopo lo sgombero forzato di giovedì scorso. Centinaia di persone continuano a trascorrere le giornate accampati prima nel parcheggio del camping, poi presso la stazione di Prima Porta, sperando in uno sviluppo positivo della situazione. “Siamo ancora qui, senza più i nostri letti, i materassi, le nostre cose”, dice Payo, kossovaro da 18 anni in Italia. “Abbiamo bisogno di tutto: acqua, cibo, tende dove passare le notti, ma non si vede nessuno. La protezione civile è sparita e al momento non sappiamo cosa fare e dove andare”. A dar loro una mano in questi ultimi due giorni solo le associazioni “Nuova vita figli di uno stesso padre” di Najo Adzovic e “Cittadinanza e Minoranza” di Marco Brazzoduro. “Facciamo quanto possib
Notte all’aperto e sotto la pioggia per i Rom del Camping River

Notte all’aperto e sotto la pioggia per i Rom del Camping River

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Hanno trascorso la notte all’aperto su letti e divani bagnati dalla pioggia di ieri sera, con i tantissimi bambini in lacrime e gli adulti che cercano cibo e soprattutto acqua. Perché qui manca anche l’acqua. Siamo all’esterno del Camping River sulla Tiberina dove ieri all’alba è avvenuto uno sgombero forzato, deciso dal Campidoglio e dal ministro Salvini. Motivi igienico sanitari hanno detto. Ma adesso accampati nella fanghiglia, senza nemmeno le baracche, le condizioni igieniche sicuramente non migliorano. “Solo tre famiglie sono andate via, noi siamo ancora tutti qui”, racconta Varyam, conosciuto da tutti come Payo, kosovaro arrivato a Roma nel 2000 con la moglie e papà di tre ragazze, tutte nate in Italia. “Siamo qui, in questi campo insieme da anni, kossovari, bosniaci, rumeni.
Centri di accoglienza, tra elevata densità e bandi carenti

Centri di accoglienza, tra elevata densità e bandi carenti

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La situazione dei richiedenti asilo e la dinamica dell’accoglienza analizzate attraverso i bandi di gara per la gestione dei Centri per l’accoglienza straordinaria (Cas). Questo quanto realizzato da In Migrazione che ha esaminato tutti i bandi pubblicati dalle Prefetture italiane, evidenziando come soltanto sedici su 101 raggiungano la sufficienza. Gli esempi più virtuosi a Rieti, Siena e Ravenna. Mentre a Cosenza, Crotone e Firenze i bandi più carenti.  Tra i problemi più frequenti i forti ritardi burocratici nell’espletamento delle procedure, in alcuni casi ben 5.000 giorni di ritardo, con una media nazionale di quasi due mesi. “La scelta inedita di analizzare il sistema di prima accoglienza partendo dai bandi pubblici – ha spiegato Simone Andreotti, presidente di In Migrazione – nasc
Diciotto milioni di italiani a rischio povertà

Diciotto milioni di italiani a rischio povertà

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Diciotto milioni. O se preferite il 30 per cento. Tanti sono gli italiani a rischio povertà o esclusione sociale. Un numero preoccupante e per di più in aumento rispetto allo scorso anno. Ed è per questo che l’obiettivo di Europa 2020 rimane molto lontano. Parola dell’Istat e dei dati contenuti nel rapporto 'Sustainable Development Goals (SDGs) 2018' per l'Agenda 2030 relativi al monitoraggio degli obiettivi dello sviluppo sostenibile. Il valore italiano si mantiene inferiore a quello di Bulgaria, Romania, Grecia e Lituania, ma è di molto superiore a quello di Francia (18,2 per cento), Germania (19,7 per cento) e Regno Unito (22,2per cento). Nello specifico l'indicatore di povertà o esclusione sociale corrisponde alle persone che ricadono almeno in una delle seguenti situazioni: rischio
L’Italia non è un Paese per mamme

L’Italia non è un Paese per mamme

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Le definiscono equilibriste. Sono le mamme italiane che ancora oggi sono spesso costrette a effettuare una scelta tra lavoro e maternità per l’impossibilità di conciliare entrambe le cose. E se a Trento e Bolzano la situazione è piuttosto positiva, nel resto della Penisola si fa parecchia fatica a seguire i figli se si lavora. Tanto da decidere spesso di rinunciare alla propria carriera professionale quando si diventa mamme. Questa la fotografia scattata dall’organizzazione Save the children che ha preso in esame tre parametri - cura, lavoro e servizi per l’infanzia - per valutare la situazione nelle varie regioni italiane. Il quadro che emerge è davvero poco confortante: le donne italiane decidono di diventare madri sempre più tardi (l’Italia è in vetta alla classifica europea per anziani
Dal garante dei detenuti la fotografia delle carceri del Lazio

Dal garante dei detenuti la fotografia delle carceri del Lazio

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«Più di mille reclusi rispetto alla capienza degli istituti penitenziari. Un tasso di sovraffollamento del 121 per cento, superiore al dato nazionale che si attesta invece al 115 per cento». Sono alcuni dei dati presentati da Stefano Anastasia -  Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà della Regione Lazio – durante la relazione presentata nell’aula del consiglio regionale della Pisana. «Al 29 aprile si registrano 6.346 detenuti per una capienza degli istituti di pena di 5.257 persone – ha detto il garante - Il Lazio ha un tasso di sovraffollamento che deve farci riflettere». A differenza degli anni passati, quando a seguito della condanna della Corte europea dei diritti umani, la popolazione detenuta era diminuita, adesso sta nuovamente aumentando. E sotto quest
Italia maglia nera in Europa nella tutela di donne e bambini

Italia maglia nera in Europa nella tutela di donne e bambini

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Italia maglia nera in Europa nella tutela di donne e bambini. Questo quanto emerso nell’ultimo rapporto WeWorld Index, che analizza vari aspetti della vita dell’universo femminile e infantile di 171 nazioni del mondo. Sono 17 gli ambiti – dall’ambiente all’alimentazione, dal lavoro alla violenza familiare - analizzati dal rapporto, da cui emerge che il nostro Paese ha perso ben nove punti in due anni, passando dal diciannovesimo al ventisettesimo posto, guadagnando così l’ultima posizione nell’ambito dei Paesi Ue e la terzultima tra gli aderenti al G20. Fanno peggio solo Messico e Brasile. La debacle è dovuta soprattutto alle difficoltà che incontrano donne e bambini negli ambiti delle questioni ambientali, dei disastri naturali e dell’accesso al lavoro. In coda alla classifica, con -14
Un mondo sommerso: la tratta e il traffico degli esseri umani

Un mondo sommerso: la tratta e il traffico degli esseri umani

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C’è un mondo quasi sommerso. E’ uno spazio dove i sogni si spezzano e si infrangono su un barcone in mare e dove ben presto la dignità cede il passo alla sopraffazione, alla violenza, alla riduzione in schiavitù. Quel mondo sommerso è composto da uomini, donne, ragazzi e ragazze che cadono nella rete della tratta e del traffico di esseri umani. Uomini e donne partiti con la speranza di un domani migliore che si ritrovano senza aspettative. Una fotografia di quanto accade in Italia e negli altri stati dell’Unione europea la scatta la Commissione parlamentare antimafia nella relazione «migranti e tratta di esseri umani, nuove forme di schiavitù». E’ un report certosino - quello dell’organismo bicamerale - che ricostruisce il fenomeno della tratta, approfondisce le dinamiche criminali, verifi
Le monetine della Fontana di Trevi alla Caritas

Le monetine della Fontana di Trevi alla Caritas

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Le monetine lanciate nella Fontana di Trevi restano alla Caritas. Almeno fino alla fine del 2018. La conferma arriva dall’organo diocesano. «La Giunta capitolina, con la memoria n. 22 dello scorso 29 marzo, ha prorogato fino al 31 dicembre 2018 l'affidamento delle monete di Fontana di Trevi alla Caritas di Roma da destinare a iniziative di solidarietà e assistenza delle persone più fragili. Una scelta che conferma gli indirizzi delle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi venti anni e che esprime concretamente la solidarietà di tutta la città di Roma verso chi soffre ed è svantaggiato, riconoscendo all'organismo della Chiesa di Roma quella specificità, unica nella città, di intercettare e incontrare le più diverse forme di povertà - cittadini senza dimora, anziani soli, immigra
Detenuti a Colle Oppio. Tanta voglia di riscatto

Detenuti a Colle Oppio. Tanta voglia di riscatto

Sociale
Tute bianche e tanta voglia di riscatto. Si presentano così i sedici detenuti di Rebibbia che da stamattina, grazie al protocollo d'intesa siglato tra Roma Capitale e il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, si occuperanno della manutenzione dei giardini di Colle Oppio. Armati di pale e rastrelli, i detenuti lavoreranno dalle 9 alle 14, cinque giorni a settimana, controllati a vista dagli agenti della Polizia Penitenziaria. Il progetto, nuovo nella sua formulazione, coinvolgerà nei prossimi mesi anche i detenuti di Regina Coeli e Rebibbia femminile. In quest’ultimo, il lavoro non è una novità. Basti pensare alle tante detenute alle prese con la produzione di prodotti locali, la macellazione e la cura del verde. Attività che rappresentano un’evasione e un punto di forza per le