martedì, novembre 20

L’Italia non è un Paese per mamme


Save the children scatta una foto impietosa del rapporto figli lavoro: il 37% delle mamme è inattivo e il Lazio è fanalino di coda per i servizi all’infanzia

di Maria Teresa Cinanni

Le definiscono equilibriste. Sono le mamme italiane che ancora oggi sono spesso costrette a effettuare una scelta tra lavoro e maternità per l’impossibilità di conciliare entrambe le cose. E se a Trento e Bolzano la situazione è piuttosto positiva, nel resto della Penisola si fa parecchia fatica a seguire i figli se si lavora. Tanto da decidere spesso di rinunciare alla propria carriera professionale quando si diventa mamme. Questa la fotografia scattata dall’organizzazione Save the children che ha preso in esame tre parametri – cura, lavoro e servizi per l’infanzia – per valutare la situazione nelle varie regioni italiane. Il quadro che emerge è davvero poco confortante: le donne italiane decidono di diventare madri sempre più tardi (l’Italia è in vetta alla classifica europea per anzianità delle donne al primo parto con una media di 31 anni) e il 37% delle donne tra i 25 e i 49 anni con almeno un figlio risulta inattiva. In più, il tasso di disoccupazione delle donne, in particolare delle madri, è tra i più alti in Europa, ci sono discriminazioni radicate nel mondo del lavoro, forte squilibrio nei carichi familiari tra madri e padri, poche possibilità di conciliare gli impegni domestici con il lavoro, a partire dalla scarsissima offerta di servizi educativi per l’infanzia.

I dati mostrano che tra il 2004 e il 2017 si assiste a un netto peggioramento per la stragrande maggioranza delle regioni. Osservando i singoli indicatori, il tasso di occupazione decresce vistosamente per le giovani con età compresa tra 25 e 34 anni (-6%). Circa un terzo delle donne che non ha mai lavorato ne’ ha tentato di farlo, è costituito da mamme, e tra i motivi più frequenti dell’impossibilità di una ricerca di un impiego vi sono quelli familiari.  Molte le differenze tra le regioni del Nord, in genere più virtuose, e quelle del Sud, troppo spesso carenti di servizi e di sostegno alla maternità. Anche se, la ricerca sottolinea un peggioramento generale dell’Italia per quanto riguarda l’accoglienza dei nuovi nati e il sostegno alle loro mamme. A guidare la classifica delle più virtuose, spiccano le Province autonome di Bolzano e Trento rispettivamente al primo e secondo posto, seguite da Valle D’Aosta (3° posto), Emilia-Romagna (4°), Friuli-Venezia Giulia (5°). Mentre la Campania risulta essere la peggiore regione “mother friendly” e perde due posizioni rispetto al 2008, preceduta da Sicilia (20° posto), Calabria (che pur attestandosi al 19° posto guadagna due posizioni rispetto al 2008), Puglia (18°).

Anche il Lazio non se la passa bene e, se per quanto riguarda la cura occupa una posizione mediana nella classifica, relativamente ai servizi per l’infanzia si colloca all’ultimo posto in Italia, preceduto da Sicilia, Calabria e Campania. La ricerca diffusa da Save the Children illustra una situazione delle mamme in Italia ancora ferma a molti anni fa, tanto che nel report viene evidenziato come manchino dei miglioramenti strutturali e si sottolinea la necessità di un Piano Nazionale di sostegno alla genitorialità. “L’Italia si colloca nella fascia dei paesi più avanzata al mondo per quanto riguarda l’assistenza sanitaria alla maternità – ha commentato la direttrice dei rapporti Italia- Europa di Save the Children, Raffaela Milano – tuttavia, anche sul piano strettamente sanitario, si registrano sensibili differenze territoriali e, in termini più ampi, la maternità rappresenta ancora una sfida nella quale le madri sono vere e proprie equilibriste tra la vita privata e il mondo lavorativo. È fondamentale passare da interventi spot a un piano strutturato di sostegno, mettendo in rete le diverse risorse disponibili, a livello regionale, nazionale ed europeo”.

 

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