venerdì, Dicembre 14

L’Italia non è un paese per giovani


La fotografia dell’Istat: diminuiscono le nascite, aumenta la popolazione over sessantacinque. Dopo il Giappone siamo il paese più vecchio

di Giancarlo Narosi

La popolazione italiana diminuisce. E lo fa per il terzo anno consecutivo. Quasi centomila persone in meno rispetto al 2017. Al primo gennaio di quest’anno stima che i residenti ammontino a 60,5 milioni, con un’incidenza della popolazione straniera dell’8,4 per cento, pari a 5,6 milioni di persone. Dal rapporto annuale dell’Istat usciamo come uno dei paesi più longevi al mondo: un neonato ha un’aspettativa di vita che sfiora gli 81 anni se è maschio e di 85 se è femmina. Ma anche uno dei più vecchi: in testa alla classifica c’è il Giappone, poi l’Italia con uno squilibrio demografico di quasi 170 anziani ogni 100 giovani.

Nascite in calo da nove anni: nel 2008 erano state 577 mila, nel 2017 sono state 464 mila, il due per cento in meno rispetto all’anno precedente. Un fenomeno che interessa tutte le aree del Paese: il centro è il più penalizzato con un calo maggiore rispetto all’anno precedente (meno 4,6 per cento), mentre il mezzogiorno presenta quello minore (meno 0,6 per cento). Nel Nord-ovest e Nord-est il calo è più vicino alla media nazionale (-1,4 e -2,6 per cento). Nel 2017 i nati con almeno un genitore straniero sono stati circa 100 mila, più di un quinto del totale, ma dal 2012 diminuisce anche il contributo alle nascite della popolazione straniera. Il numero medio di figli delle donne straniere resta più elevato di quello delle donne italiane (1,95 figli per donna rispetto a 1,27), ma diminuisce per effetto di una struttura per età più vecchia rispetto al passato e per i cambiamenti nella dimensione e composizione dei flussi migratori. Si diventa comunque genitore sempre più tardi. Per le donne, l’età media alla nascita del primo figlio, che era di 26 anni nel 1980, è di 31 nel 2016. Nel 2017 i nati con almeno un genitore straniero sono stati circa 100 mila, più di un quinto del totale, ma dal 2012 diminuisce anche il contributo alle nascite della popolazione straniera. Il saldo migratorio, positivo da oltre vent’anni ma in progressivo calo, è in lieve ripresa negli ultimi due (più 184mila nel 2017): le iscrizioni in anagrafe dall’estero registrate annualmente si sono ridotte da 527 mila a 337 mila tra 2007 e 2017. Di queste, il 13 per cento si riferisce a cittadini italiani che rientrano nel Paese. Oltre la metà dei nuovi ingressi di stranieri proviene da Romania, Nigeria, Pakistan, Marocco, Albania, Cina, Bangladesh, Brasile e India. Nello stesso arco di tempo, le emigrazioni per l’estero invece sono triplicate, da 51 a 153 mila.

Abbiamo bisogno di socializzare. Quasi il 53 per cento delle persone di 15 anni e più è soddisfatto della quantità di tempo che tra scorre con gli amici, ma il 37 per cento lamenta di non averne abbastanza. A dichiararsi soddisfatti per questo aspetto sono più spesso i giovani e le persone tra 65 e 74 anni. A deplorarne di più la carenza sono gli adulti tra i 25 e i 44 anni, in particolare se occupati. Le forme di socialità virtuale (il 60,1 per cento degli utenti regolari di internet utilizza i social network) affiancano le forme più tradizionali, consentendo alle persone di mantenersi in contatto e di arricchire le proprie reti di relazioni. Queste forme sono considerate, in generale, meno piacevoli della frequentazione de visu. Per i più giovani le relazioni online sono preferite a quelle di persona con i familiari, ma non a quelle con gli amici: si conferma in questa fascia d’età l’importanza del “gruppo dei pari”, con cui si sta in contatto in tutti i modi a disposizione. Più in generale, l’utilizzo dei social network non rappresenta una modalità sostitutiva, ma complementare, delle relazioni sociali di persona, che restano la forma di interazione più appagante. Tuttavia, per una parte della popolazione vivere da soli non è considerata una situazione di svantaggio. Per gli adulti in questa situazione aumenta la disponibilità di tempo libero dedicato alla socialità, alle attività altruistiche e a quelle culturali; al tempo stesso, diminuisce il tempo dedicato al lavoro domestico. Tra gli adulti che vivono soli, tre su quattro frequentano gli amici almeno una volta a settimana. Tra le coppie con figli, la quota di chi riesce a vedere gli amici ogni settimana si riduce a poco più di una persona su due.

 

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