venerdì, Dic 14

Notte all’aperto e sotto la pioggia per i Rom del Camping River


“Aiutateci, vogliono portare via i bambini e dividere le famiglie. E abbiamo sete”.

di Maria Teresa Cinanni

notte

Hanno trascorso la notte all’aperto su letti e divani bagnati dalla pioggia di ieri sera, con i tantissimi bambini in lacrime e gli adulti che cercano cibo e soprattutto acqua. Perché qui manca anche l’acqua. Siamo all’esterno del Camping River sulla Tiberina dove ieri all’alba è avvenuto uno sgombero forzato, deciso dal Campidoglio e dal ministro Salvini. Motivi igienico sanitari hanno detto. Ma adesso accampati nella fanghiglia, senza nemmeno le baracche, le condizioni igieniche sicuramente non migliorano.

“Solo tre famiglie sono andate via, noi siamo ancora tutti qui”, racconta Varyam, conosciuto da tutti come Payo, kosovaro arrivato a Roma nel 2000 con la moglie e papà di tre ragazze, tutte nate in Italia. “Siamo qui, in questi campo insieme da anni, kossovari, bosniaci, rumeni. E insieme attendiamo adesso di sapere cosa succederà – prosegue – non sappiamo dove andare”. E alla domanda sul perché abbiano rifiutato le proposte del Campidoglio, risponde: “Perché ci avrebbero divisi. Le donne e i bambini da una parte e noi uomini altrove. Non si può stare divisi. Abbiamo tutti famiglia e vogliamo stare insieme”. E il sostegno economico per l’affitto? “Chi vuole che affitti una casa a un Rom con tanti bambini e senza busta paga”, esclama senza mezzi termini.

Nel frattempo all’interno del campo si continua a buttar giù le baracche rimaste, mentre all’esterno le donne cercano di far asciugare lenzuola e abiti bagnati. Materassi per terra, brandine, giacigli improvvisati, qualche sedia e tanti passeggini pieni di buste e di roba accumulata velocemente ieri mattina. I bambini stanno in braccio o sui marciapiedi tra le foglie e qualche bottiglia vuota che saltuariamente diventa una palla a cui tirare un calcio distratto.  “Ci hanno telefonato anche alcune maestre dei nostri figli – continua Payo – perché adesso non so come faremo con la scuola. Qui frequentavano tutti e io facevo l’accompagnatore sul pulmino che portava i ragazzi dal campo a scuola”. Payo ha 37 anni e tre figlie rispettivamente di 11, 14 e 16 anni. “La grande vuole iscriversi alla scuola per parrucchiera”, racconta con orgoglio, “l’altra ha finito quest’anno la terza media e la piccola invece deve iniziare la scuola media a settembre. Ma non so dove saremo a settembre. In più- aggiunge disperato- Gli assistenti sociali stamattina minacciano di mandare tutti i nostri bambini in casa famiglia se non andiamo via subito da qui. Aiutateci”.

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