sabato, Dicembre 15

Eventi estremi. Servono politiche di adattamento al clima


Ondate di calore e piogge battenti. Impariamo a difenderci dai cambiamenti climatici

di Francesca Lici

eventi estremiCaldo torrido e poi piogge battenti. Eventi estremi sempre più frequenti. «I grandi centri urbani sono le aree più a rischio per le conseguenze dei cambiamenti climatici. Per questo è fondamentale portare avanti e definire politiche di adattamento al clima». Nei giorni in cui l’Italia è avvolta da un caldo torrido, con il bollino rosso in diciotto città del Belpaese, Legambiente riaccende i riflettori su un tema caldo: i cambiamenti del clima.

L’associazione ambientalista ha infatti avviato un osservatorio sugli effetti dei cambiamenti climatici nelle nostre città presentatli tempo fa nel dossier «Le città alla sfida del clima».E  dall’analisi delle ondate di calore – realizzata dal Dipartimento di Epidemiologia del Lazio (nell’ambito del programma nazionale di prevenzione, coordinati dal Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio) – si evenicce «l’importanza delle politiche di adattamento, perché l’esatta conoscenza delle zone urbane a maggior rischio sia rispetto alle piogge che alle ondate di calore è fondamentale per salvare vite umane e limitare i danni». I numeri elaborati da Legambiente non lasciano dubbi: dal 2010 ad oggi sono 126 i Comuni italiani dove si sono registrati impatti rilevanti con 242 fenomeni meteorologici che hanno colpito il Paese, provocato danni al territorio e causati impatti diretti e indiretti sulla salute dei cittadini. In particolare ci sono stati 52 casi di allagamenti e 98 casi di danni alle infrastrutture con 56 giorni di stop a metropolitane e treni urbani: 19 giorni a Roma, 15 a Milano, 10 a Genova, 7 a Napoli e 5 a Torino.

E ancora: 44 gli eventi causati da piogge intense e trombe d’aria, 40 eventi provocati da esondazioni fluviali. Tra il 2010 e gli inizi del 2017, si sono inoltre registrati dal Nord al Sud del Paese 55 giorni di blackout elettrici dovuti al maltempo. Tra le grandi città, Roma negli ultimi sette anni ha registrato 17 episodi di allagamento intenso. Tra le regioni più colpite dalle alluvioni e le trombe d’aria c’è la Sicilia, con più di 25 eventi concentrati nel territorio siciliano. Alto il tributo pagato in termini vite umane e di feriti. I dati del Cnr dicono che dal 2010 al 2016 sono oltre 145 i morti per inondazioni e oltre 40mila le persone evacuate. Ci sono poi le ondate di calore: anche qui i dati sono impietosi: tra il 2005 e il 2016, in 23 città italiane, le ondate di calore hanno causato 23.880 morti. Solo a Roma, dal 2000 sono state quasi 7.700 le morti attribuibili al caldo torrido.

«Se vogliamo ridurre i pericoli per le persone – sostiene Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente – servono nuove politiche per le città, risorse e un coordinamento nazionale per aiutare i sindaci di fronte a fenomeni di una portata senza precedenti. Come si sta facendo negli altri Paesi e nelle altre città europee, bisogna accelerare negli interventi che permettono di ridurre l’impatto del calore nei periodi estivi e delle alluvioni negli spazi urbani, oggi estremamente vulnerabili, e dove vive la maggioranza della popolazione. Al Governo chiediamo di approvare quanto prima il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici e di mettere al centro gli interventi che riguardano le città, anche con un regolamento che finalmente fermi l’impermeabilizzazione dei suoli, che è una delle cause del calore nei periodi estivi, e che preveda interventi di recupero dell’acqua, salvaguardia degli spazi verdi, di utilizzo di alberature, acqua e pavimentazioni che riducono l’effetto del caldo nei quartieri e quindi sulle persone».

 

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