lunedì, Dic 10

Desirée uccisa da uomini e degrado


Assistiamo a strumentalizzazioni e morti urlate. Ma non si fa nulla per evitare le tragedie

di Maria Teresa Cinanni

Aveva 16 anni, un grande amore per l’arte e uno ancora più grande per la sorellina minore, due genitori separati come tanti, una famiglia alle spalle. Una famiglia che forse ignorava che lo scorso venerdì 19 ottobre la loro figlia stesse trascorrendo la serata nella Capitale, nel quartiere di San Lorenzo. Sede di locali, della città universitaria, della movida ma anche dello spaccio e del degrado. Un degrado che si insinua tra le vie strette del quartiere, spesso celato dalla musica e dalle luci dei locali intorno.

Ma il degrado, l’abbandono riemergono nelle denunce inascoltate dei residenti, nelle urla di una ragazzina, forse un po’ ingenua, come è stata descritta, che in esso ha trovato la morte. Stuprata, drogata e poi uccisa, Desiree rappresenta suo malgrado l’ennesima vittima di un sistema che ancora una volta ha fallito. Un sistema che prova ad alzare la voce nei giorni della tragedia e non è in grado di soffermarsi a riflettere, di analizzare gli eventi, di ascoltareDesiree è stata uccisa da dei balordi ma Desiree è stata uccisa anche dall’indifferenza di chi ha ignorato le proteste di quanti hanno ripetuto negli ultimi anni che San Lorenzo è un quartiere difficile, uno dei tanti di questa Capitale che stenta a riconoscersi.

E’ stata anche uccisa dalla superficialità di quanti continuano a scrivere necrologi, a spargere fiori e parole sui corpi delle vittime ma non agiscono per cercare di fermare la violenza sempre più dilagante. E anzi in qualche modo contribuiscono a fomentarla. Con l’odio verso il diverso da noi, con l’arrivismo, con un linguaggio sempre più composto da strilli e insulti e sempre meno da discorsi. Con una politica che fa della contrapposizione il suo fulcro e che sullo scontro impronta disegni di legge e decreti.  Ne rappresenta un esempio il disegno di legge Pillon in materia di affido dei minori che non contempla i casi di violenza e maltrattamenti famigliari, come se crescere un figlio fosse cosa distante dalle botte ricevute dalla madre, come se scandire i suoi tempi e inviarlo dall’uno all’altro genitore con il calendario alla mano significasse educarlo a un bene che deve essere obbligatoriamente paritario. O la legge approvata in Senato sulla legittima difesa che, in un clima di odio generalizzato, distribuisce armi e ne giustifica l’utilizzo. 

E’ in questo scenario che si è consumata la morte, l’ennesima purtroppo, di una ragazza, su cui, dopo le strumentalizzazioni degli ultimi due giorni, la famiglia chiede giustamente silenzio.

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