lunedì, Dic 10

Quota cento. Andare in pensione a 62 anni d’eta con 38 di contributi


L’idea è di ripristinare il vecchio sistema delle quote consentendo al lavoratore di sommare età anagrafica e anzianità contributiva

di Paolo Dominici, Segretario regionale Uil Lazio

quota cento

Alcuni dati, tanto per cominciare. La pensione anticipata con quota 100 potrebbe potenzialmente riguardare nel 2019 fino a 437mila contribuenti attivi. Qualora l’intera platea utilizzasse il canale di uscita appena soddisfatti i requisiti potrebbe comportare un aumento della spesa pensionistica lorda stimabile in quasi 13 miliardi nel 2019 e sostanzialmente stabile negli anni successivi. Questa la stima del documento depositato dall’Ufficio parlamentare di Bilancio alle relative commissioni. E poi: secondo le stime dell’ufficio appena citato,  chi optasse per quota 100 subirebbe una riduzione della pensione lorda rispetto a quella corrispondente alla prima uscita utile con il regime attuale da circa il 5 per cento in caso di anticipo solo di un anno a oltre il 30 per cento se l’anticipo è di oltre 4 anni.

Il dibattito ferve, il Governo ha proposto prima quota 100 dai 64 anni per poi rendersi conto che era una misura peggiorativa rispetto all’Ape sociale – che permetteva la pensione dai 63 – e ha quindi ridotto a 62. Ma i dubbi ancora ci sono: non risolve infatti il problema delle donne, che non riescono (a causa delle carriere lavorative discontinue) ad accedervi, né i problemi dei lavoratori del centro sud che non hanno i 38 anni di contributi richiesti. 

Uno dei principali argomenti di discussione rispetto al testo definitivo della Legge di Bilancio è quello relativo alla possibilità di rivedere la Riforma Fornero, introducendo una forma di flessibilità che consenta al lavoratore di accedere alla pensione in anticipo rispetto agli attuali requisiti ritenuti eccessivamente rigidi.  La famosa “quota 100” proposta dal Governo rappresenta proprio una delle novità opzionabili in questo senso. L’idea è un po’ quella di ripristinare il vecchio sistema delle quote consentendo al lavoratore di sommare età anagrafica e anzianità contributiva per raggiungere il valore 100 e andare in pensione.

È bene precisare che, in realtà, non si tratta di una vera e propria “quota 100” poiché il requisito di età anagrafica sarà indicizzato all’aspettativa di vita, mentre quello di anzianità contributiva rimarrà fisso a 38. Si avranno così “quota 101” (63 anni di età + 38 di contributi), “quota 102” (64 + 38), “quota 103” (65 + 38) e così via. In particolare, dal 2019 il requisito anagrafico sarà adeguato ogni due anni in funzione della variazione della speranza di vita rilevata dall’Istat. Ipotizzando allora un aumento biennale dell’età richiesta per accedere al pensionamento anticipato di circa 3 mesi, partendo dalla soglia minima dei 62 anni nel 2028 saranno necessari “solo” 63 anni per andare in pensione, quando in tutti gli altri Paesi europei il requisito anagrafico si sarà già assestato a quota 67 anni.

Entrando sempre più nel dettaglio del funzionamento, si potrà accedere a “quota 100” attraverso finestre trimestrali. La prima e unica finestra fissa consentirà così a chi avrà raggiunto i requisiti alla data del 31 dicembre 2018 di ricevere l’assegno pensionistico a partire dal 1° aprile 2019; per le successive date di maturazione dei requisiti, si attiveranno le finestre mobili trimestrali (se, ad esempio, maturo i requisiti al 28 gennaio 2019 riceverò la pensione dopo 90 giorni a partire da quella data). Inoltre, sembra confermata l’ipotesi relativa alla non penalizzazione sulle regole di calcolo dell’assegno pensionistico per chi deciderà di lasciare in anticipo il lavoro sfruttando “quota 100”. La misura infine dovrebbe essere accompagnata dal ripristino del divieto di cumulo tra reddito da lavoro e pensione per 24 mesi così da rafforzare – almeno teoricamente – l’ingresso nel mercato del lavoro dei giovani. 

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