lunedì, Dic 10

«La mafia è stata combattuta solo da grandi uomini»


Antonio Ingroia a Viterbo. Questa mattina, al teatro Caffeina di via Cavour per un incontro sulla legalità organizzato dalla Uil scuola della segretaria organizzativa regionale Silvia Somigli

di Lele Pajetta

La mafia è stata combattuta solo da grandi uomini“La legalità è il pane quotidiano della scuola. Un punto di riferimento imprescindibile, di cui nessuno può in alcun modo fare a meno. Questo dobbiamo insegnare ai nostri studenti. Questo dobbiamo praticare ogni giorno come insegnanti. Coinvolgendoli e rendendoli il più possibile partecipi del vivere quotidiano secondo le regole della democrazia”. Parole di Silvia Somigli, segretario regionale della Uil scuola che, in collaborazione con l’istituto superiore “Francesco Orioli” e la fondazione Caffeina cultura, ha organizzato un incontro con l’ex magistrato antimafia Antonio Ingroia. Questa mattina, al teatro di via Cavour a Viterbo.

Sul palco, assieme a Somigli e Ingroia, anche la dirigente scolastica dell’Orioli, Simonetta Pachella, il sindaco della città dei Papi Giovanni Arena e il presidente della fondazione Caffeina Andrea Baffo. “La guerra tra Stato e mafia non c’è mai stata – ha detto invece Ingroia – Ci sono stati invece uomini straordinari che l’hanno combattuta. Due su tutti, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La mafia non era solo un sistema di potere con collusioni dentro lo Stato ma c’era uno stato che voleva fare un patto con la mafia. Un patto che non si doveva conoscere perché non si doveva sapere che lo Stato è colpevole anche dell’omicidio di altri uomini dello Stato”. Antonio Ingroia parla agli studenti di Viterbo. “Un futuro senza mafia – ha esordito – è un futuro di libertà”. Gli parla di legalità e organizzazioni criminali.

Davanti a lui ci sono più di 300 studenti. Teatro esaurito. L’iniziativa l’ha presa la Uil scuola che in questi anni si è occupata spessissimo di cultura della legalità portando a Viterbo magistrati e uomini della Stato. A parlare con gli studenti. A coinvolgerli. Rendendoli partecipi di regole e comportanti che possono arginare la diffusione sul territorio delle organizzazioni criminali. Quanto meno a saper dire di no. Il titolo dell’incontro. “La legalità sconfigge la mafia”. “Gli insegnati non ci parlavano mai di mafia – ha sottolineato Ingroia -. La mia cultura su questa organizzazione criminale è stata inizialmente una cultura da autodidatta”. Iniziata proprio sui banchi di scuola. “A partire dalla lettura dei libri dello scrittore Leonardo Sciascia, il primo che ha spiegato che la mafia non era soltanto folklore, ma un sistema a stretto contatto con la politica”.

Ingroia è stato anche il primo a organizzare un seminario su mafia e tossicodipendenze all’università di Palermo, quando frequentava la facoltà di giurisprudenza. “Il magistrato che chiamammo a parlare – ha detto poi Ingroia – era Rocco Chinnici. Ucciso pochi anni dopo, in una città come Palermo dove la guerra di mafia faceva ormai stragi quotidiane. Chinnici – ricorda Ingroia – credeva molto all’incontro con gli studenti per formare una cultura diversa, alternativa alla mafia. L’incontro con lui fu per me talmente tanto importante, che fu allora che decisi di diventare magistrato”. E una volta laureato e superato il concorso per entrare in magistratura, Ingroia andò quasi subito a lavorare alla procura di Marsala, dove c’era il giudice Paolo Borsellino, ucciso anche lui dalla mafia il 19 luglio 1992 a Palermo. Ed è con Borsellino che conosce l’altro grande magistrato antimafia, Giovanni Falcone, assassinato anche lui dalla mafia, una cinquantina di giorni prima. Il 23 maggio. Con i due magistrati morirono anche la moglie di Falcone, Francesca Morvillo, e gli agenti di scorta.

“Falcone era introverso e taciturno – ha detto Ingroia -. Borsellino l’opposto. Paolo conosceva anche il tedesco E spesso ci recitava in lingua Goethe”. Ingroia accompagnerà Borsellino a riconoscere il corpo senza vita di Falcone. Ingroia vedrà morire Borsellino pochi giorni dopo. “La mafia è la principale cancrena del nostro paese. La mafia uccide con l’omicidio e lo sterminio dei diritt. A cominciare dal lavoro. La mafia ti toglie il diritto di decidere della tua vita”. “La mafia – ha detto poi Ingroia – all’inizio degli anni ’90 era nello stesso momento un antistato che riusciva a mantenere rapporti occulti con pezzi dello Stato. Non è un’organizzazione di gangster ma vive in simbiosi con lo stato. Un pezzo di Stato più antico dello Stato. Esisteva già prima dell’unità e ha accompagnato la storia del nostro paese. Fino a diventare un pezzo del nostro sistema economico e sociale”. L’ex magistrato spiega infine agli studenti le vicende degli ultimi anni. Legati all’inchiesta sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.

“Chi ha ucciso Falcone e Borsellino?”, domanda Ingroia agli studenti. Poi è lui lui stesso a rispondere. “La verità è sconosciuta. L’indagine è stata depistata. Si è fatto di tutto per non far scoprire la verità. E la verità è proprio questa. Non si è voluto far scoprire la verità”.

 

 

 

 

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