venerdì, Marzo 22

Un protocollo per dire stop al caporalato nel Lazio


Regione Lazio e parti sociali siglano un protocollo per assicurare «lavoro di qualità in agricoltura». La parola a chi ha partecipato alla stesura del documento

di Alfonso Vannaroni

Stop al caporalato nel Lazio Cinque articoli. Cinque capisaldi per affrontare una sfida, quella del lavoro irregolare e del caporalato nel Lazio. E’ un documento agile ma frutto di un lungo lavoro quello che ha portato alla stesura del protocollo «Per un lavoro di qualità in agricoltura», il documento siglato ieri l’altro tra Regione Lazio e parti sociali in Prefettura a Latina. Un documento che unisce indissolubilmente legalità e qualità del lavoro nel settore agricolo e che nella prima fase di sperimentazione riguarderà il sud pontino, dove si concentra un quarto delle aziende regionali. Con Pierluigi Talamo, segretario regionale Uil Lazio, e Antonio Mattei, segretario generale della Uila del Lazio, nuovigiorni.net approfondisce genesi e contenuti del documento.

Segretario Talamo, un protocollo che segna un momento di rottura col passato: «Sì, è un passo in avanti fondamentale. La nostra confederazione ha spinto affinché la Regione Lazio si dotasse al più presto – seguendo la strada tracciata dalla legge nazionale 199 del 2016 – di uno strumento innovativo in grado di contrastare il caporalato nella regione, visto che il fenomeno ha superato i livelli di guardia. Basti pensare che sono circa 430mila in Italia le persone che rischiano nuove forme di schiavitù lavorativa e che circa il 10 per cento si trova nel Lazio».

Segretario Mattei, quali a suo parere le novità più qualificanti del documento?:«Penso all’introduzione di incentivi a favore delle imprese agricole che assumeranno lavoratori stagionali grazie alle sinergie tra le sezioni territoriali e i centri per l’impiego, le agevolazioni per il trasporto dei braccianti da e per il luogo di lavoro. Ci sono poi le misure rivolte all’accoglienza abitativa, i mediatori culturali per l’inclusione sociale e corsi di formazione per la salute e alla sicurezza sul posto di lavoro. Aspetti che prima nel Lazio non erano contemplati e che adesso sono invece codificati».

Cinquecento mila gli euro inizialmente stanziati, sono sufficienti per lei, Segretario Talamo?: «E’ solo una prima tranche, sicuramente ne serviranno di più, ma era fondamentale partire. L’esperienza e la realtà indicheranno strada e i miglioramenti sia in termini di stanziamenti che di correttivi normativi.

Segretario Mattei, adesso spetta ai territori mettere in pratica quanto previsto dal protocollo: «Grazie al lavoro delle organizzazioni sindacali e dell’assessore Di Berardino, si forniscono gli strumenti per permettere alle cabine di regia territoriali di far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro. Entro la primavera saranno ultimati gli elenchi di prenotazione, gli sportelli dedicati, la app per l’incontro tra la domanda e l’offerta. Un panorama innovativo che siamo convinti sarà un deterrente per chi ancora pensa e crede che si possano sfruttare i lavoratori considerandoli schiavi».

Segretari, per concludere, avete più volte visitato il territorio regionale, avete raccolto le denunce di tanti braccianti. Il panorama è inquietante: «I dati dicono che nel Lazio ci sono 44.039 imprese agricole con 43.352 operai dipendenti e 24.851 lavoratori autonomi. Partiamo da qui per dire che a fronte delle tante aziende che operano nella legalità ce ne sono delle altre che operano in modo illecito. Il territorio necessita, pertanto, ancora di una lotta spietata e senza sconti nei confronti di chi si approfitta di tanti lavoratori, di chi li costringe a nuove forme di schiavitù, di chi si approfitta per sottopagarli, aver legato indissolubilmente legalità e qualità del lavoro è una battaglia di civiltà che la nostra regione non poteva non intraprendere».

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